La lezione dell’Albania


Trenta medici e infermieri specializzati sono stati inviati in soccorso alle province lombarde più ferite dal coronavirus dall’Albania. Il premier Edi Rama, sulla pista dell’aeroporto, ha dichiarato la gratitudine e l’amicizia del suo Paese per l’Italia, riservando parole critiche ai Paesi europei ricchissimi che si sono chiusi ciecamente nel loro egoismo. Germania, Olanda, Svezia e Austria non sono state menzionate nel breve discorso, in omaggio al politicamente corretto, ma non è stato necessario. Si è capito benissimo. E’ una lezione di grande rilievo morale e politico. Impartita da un Paese piccolo, ancora sofferente per le ferite del passato, ma orgoglioso: il Paese delle Aquile. Confidiamo che il premier Conte se ne ricordi quando tornerà a parlare con Ursula von der Layen e gli altri esponenti della Commissione, portatori di interessi nazionali nemmeno tanto nascosti, in assoluto conflitto con i loro compiti di politici e dirigenti europei. E confidiamo che se ne ricordino anche gli utili idioti italiani, che ancora non perdono occasione per tessere le lodi di questo o quel Paese nemico dell’Italia. Chi scrive è stato tra i primi sostenitori del processo di unificazione europea, fin dagli anni 70 dello scorso millennio. E’ dura non cambiare idea, dopo le prove che l’Italia ha subìto dagli anni 90 in poi. Ma crediamo ancora nelle risorse della politica, anche se crediamo poco nelle risorse dei politici italiani. Conte ha concluso il confronto sul progetto dei coronabond assegnando agli interlocutori il termine di due settimane. Dopo di ché l’Italia “farà da sola”, così ha detto. La von der Layen, dopo un giorno, ha risposto picche. Può darsi che il progetto di una rinnovata versione della Lega Anseatica, in sostanza un’Europa del Nord, serpeggi nella testa di qualche premier afflitto da eccesso di autostima. Che, di certo, ha capito poco di quello che sta accadendo nel mondo, e delle prospettive che i grandi protagonisti della scena mondiale hanno in serbo per l’Europa, un tempo nota come “gigante economico, nano politico e verme militare”, ora non più gigante economico. Salvo che questi personaggi non abbiano buoni motivi personali.

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