La denuncia del Procuratore Capo Francesco Lo Voi

Foto LaPresse - Guglielmo Mangiapane
20/11/15 Palermo ITA
Cronaca
Conferenza stampa in merito alla maxi operazioni dei Carabinieri del gruppo di Monreale, che ha portato all'arresto di sei esponenti del cal dei cortonesi. Secondo quanto riportato dei Carabinieri, era in programma un attentato al ministro Angelino Alfano.
Nella foto: il procuratore capo di Palermo Francesco Lo Voi

Photo LaPresse - Guglielmo Mangiapane
20/11/15 Palermo ITA
News
News conference about the operation of Italian  Carabinieri that led to the arrest of six alleged mafia members who were planning an attack against Italian Minister of Interior Angelino Alfano
In the picture: Palermo Chief Prosecutor Francesco Lo Voi

Francesco Lo Voi ha rilasciato un’intervista al Sole 24 Ore, pubblicata con il titolo “Nella società c’è voglia di mafia”, che avrebbe meritato una maggiore attenzione e diffusione da parte della stampa.

Tanto più che, nei giorni successivi, sono usciti sul Sole due altri articoli sull’argomento, a dimostrazione della pervasività del fenomeno mafioso: uno con la rassegna degli investimenti mafiosi, in giocattoli, scuolabus e prodotti ortopedici, l’altro sul brand dell’Antimafia, progettato da Bruno Frattasi, direttore dell’agenzia costituita per gestire i beni confiscati alla criminalità organizzata.

Lo Voi dice molte cose interessanti, ciascuna delle quali meriterebbe un’analisi e la progettazione di un’attività di contrasto, ma, secondo chi scrive, due, in particolare, meritano attenzione e commento: il coinvolgimento dei colletti bianchi nell’attività di investimento e la permeabilità sociale, che spinge gli imprenditori a rivolgersi alla mafia per ottenere favori.

Il coinvolgimento dei colletti bianchi richiede preparazione e fiducia reciproca tra i soggetti impegnati nelle operazioni di investimento, quindi si può ritenere che il fenomeno parta da lontano e che le infiltrazioni siano di alto e altissimo livello, nelle organizzazioni professionali più strutturate e idonee a interloquire con organizzazioni analoghe (non necessariamente consapevoli) di altri Paesi. Ed è evidentemente un fenomeno avanzato, che ha superato il vaglio dei primordi, complicato dal tempo e dalle strutture. Periodicamente qualcosa emerge.

Anche esponenti di grandi studi professionali sono stati coinvolti in indagini delicate, ma l’organizzazione non ha subìto il contraccolpo, se non nell’immediatezza, e limitatamente al tempo in cui l’attenzione dei giornali è rimasta focalizzata. Ma le infiltrazioni non sono state risolte e, come i grandi numeri e le circostanze occasionali dimostrano, gli investimenti continuano, in danno, tra l’altro, dell’economia non inquinata. Questo è un aspetto che, di solito, non viene trattato, per evidenti motivi.

Lo accenna, nell’intervista, Frattasi, con riguardo ai problemi che si trovano ad affrontare le imprese che tornano alla legalità e al confronto con il mercato. Finché la mafia investe, anche a fondo perduto, a scopo di riciclaggio, le imprese hanno un vantaggio competitivo indebito, che cessa con la fine del denaro facile e, all’occorrenza, dell’intimidazione a carico della concorrenza onesta.

L’altro aspetto, ancora più insidioso, è la permeabilità sociale, che spinge l’imprenditore non mafioso a “chiedere favori” ai boss locali. Se non si tratta di favori illeciti (consistenti in risorse, intimidazioni, e peggio), la materia dei favori leciti (ad esempio, una mano con la burocrazia) è ancora più insidiosa, perché segnala il deficit di attenzione e di assistenza dello Stato. Che, per un’impresa, si trasforma in perdita di chance, oltre che economica. Per non parlare delle numerose disfunzioni – per usare un linguaggio edulcorato – che inquinano interi settori dell’economia e della finanza per colpe gravi dei vari enti pubblici che dovrebbero svolgere una funzione, che, in effetti, non svolgono.

L’elenco è lungo e lo risparmiamo ai lettori e al Procuratore Capo Lo Voi e al magistrato, Giuseppe Di Lello, da lui segnalato nell’intervista come acuto osservatore del fenomeno mafioso, ai quali mandiamo l’articolo pregandoli di farci avere il loro pregiato commento.

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