La burocrazia è colpa del ceto dirigente


La politica ha “scoperto” la burocrazia. La critica, come se non ne fosse responsabile, e spaccia la realizzazione del ponte di Genova, che ha richiesto 2 anni (non pochi, visto che la maggior parte del tempo è passata per beghe politiche e amministrative), come un successo planetario, addirittura come il “modello Genova”.

E’ vero che l’orbo è re nella terra dei ciechi e che gli intralci non sono mancati, ma un po’ di moderazione non guasterebbe. A chi si devono attribuire meriti e demeriti, soprattutto i demeriti, se non al ceto dirigente?

Anche la burocrazia è responsabilità del ceto dirigente, che è un impasto di politica, di autorità indipendenti, di magistratura, di grandi professionisti, di opinionisti a pagamento e di imprenditori che prediligono il capitalismo di relazione, cioè quello in cui qualcuno mette le relazioni e lo Stato mette i soldi. Tradizione nazionale!

La vicenda dell’ex Ponte Morandi e del bagaglio di responsabilità rischia di essere annacquata nell’invenzione (avvocatesca) dell’aumento di capitale: diciamolo chiaramente. Hanno ragione i parenti delle vittime a protestare.

Per stare nell’attualità, con il pretesto dello smart working gli uffici pubblici (tribunali compresi) si sono svuotati, dirigenti e impiegati continuano a riscuotere gli stipendi e gli opinionisti di turno si scagliano contro la burocrazia (qualcuno addirittura rievocando i fasti borbonici), ma non si ha notizia che siano state prese nemmeno le iniziative di spending review raccomandate, anni fa, da Cottarelli e da altri prima di lui.

Non vorremmo che si arrivasse alla requisizione del risparmio dei cittadini (quello sopravvissuto alle ruberie di banche e società quotate in dissesto) per pagare gli stipendi della burocrazia, invece di investire nell’economia.      

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