La boutade dell’unità nazionale


Nei giorni scorsi è stata invocata da più parti la formula di governo dell’unità nazionale, come soluzione alla crisi. Che noi, invece, abbiamo commentato in termini critici.

Per dare voce e forza alla prospettiva unitaria, è stato rievocato da politici e osservatori il precedente più noto, il governo Andreotti, che il giorno del rapimento di Moro, il 16 marzo 1978, si presentò in Parlamento e riscosse una fiducia quasi totalitaria. Di lì a 55 giorni, il 9 maggio, Moro venne assassinato.

Quindi, la cosiddetta unità nazionale non servì a salvare Moro, ma a saldare gli spezzoni dei poteri, politici, economici e militari, nazionali ed esteri, che, con il pretesto della fermezza, non lo vollero restituito alla vita pubblica. C’è un interessante revival sugli studi di quel periodo e, in particolare, sulla vicenda Moro.

Nel 2020 è stata pubblicata la riedizione dell’opera di Miguel Gotor, il Memoriale Moro, che esegue un’analisi puntuale e intrigante, enuclea le numerose incongruenze di comportamenti e dichiarazioni, conta le morti che sono seguite negli anni successivi e affida al lettore le conclusioni di una vicenda ancora largamente misteriosa.

Per dire che l’unità nazionale è talvolta un pretesto e, almeno quella volta, non ha portato bene a tanti protagonisti visibili e alla Repubblica, che, dopo pochi anni, ha subito il travaglio del golpe a bassa intensità ancora in atto.

Le brave Barbara Palombelli e Veronica Gentili, a Stasera Italia, si dichiarano convinte sostenitrici dell’unità nazionale, forse nel rispetto della linea editoriale. Le diciamo che l’unità nazionale non è stata la reazione ordinata all’attentato di una società nazionale responsabile, ma, nella nostra opinione, l’esito perseguito di uno stravolgimento istituzionale che Moro non avrebbe voluto in quella modalità.

E’ noto che tra lui, Berlinguer e Andreotti, per citare tre protagonisti, non esclusivi, divergesse sostanzialmente la visione della guida e perfino della collocazione del Paese, che cominciava a non essere più così netta, come lo era stata nei decenni precedenti, dal 1945 in poi. Una ulteriore riflessione sull’attualità della vicenda Moro e sulle forze che hanno voluto la sua morte è necessaria.       

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