Italia a rischio di logoramento

10/12/2016 Roma, Quirinale, consultazioni del presidente della Repubblica dopo le dimissioni del governo Renzi, nella foto Sergio Mattarella

Iniziate le consultazioni del Capo dello Stato, i Partiti hanno dichiarato le rispettive posizioni: il Centrodestra, sì al Governo con il M5S, ma con la partecipazione di Forza Italia; il M5S, sì al Governo con la Lega, ma senza Forza Italia; il Pd, no al Governo con altri Partiti e, quindi, scelta netta per l’opposizione.

Né Centrodestra, né M5S hanno i numeri per governare da soli. Né si può immaginare che si presentino all’appello della “responsabilità” dell’uno o dell’altro Partito le decine di Parlamentari che servirebbero, sia alla Camera, che al Senato, per fare la maggioranza. In sostanza, posizione di stallo. Diventa decisivo il ruolo di Mattarella, che, prima di essere nominato Giudice della Corte Costituzionale, ha avuto una lunga navigazione politica, nelle funzioni che poco appaiono, ma tutto sanno e molto decidono. A passi felpati, ma cadenzati. Stile vecchia Democrazia Cristiana, il ruolo per cui si vorrebbe candidare il M5S a guida Di Maio.

Ma riuscirà il neofita Di Maio dove altri più esperti di lui hanno fallito? In teoria, no. Gli altri due schieramenti (Centrodestra e Pd) non hanno alcun interesse, non gradiscono il terzo incomodo e ne farebbero volentieri a meno. Meglio, lo eliminerebbero volentieri dallo scacchiere della politica. Ma il M5S è il primo Partito e chiunque lo assalti all’arma bianca, rischia di essere sgradito all’opinione pubblica. Ora. In seguito, sarà tutto da vedere.

Questa situazione è chiara ai tre protagonisti politici e a Mattarella, consapevoli dei ruoli e delle aspettative del Paese. Il rischio della punizione elettorale e della scomparsa dalla scena per incapacità dimostrata sul campo (sia di formazione del Governo, che di gestione dell’Esecutivo), in realtà, incombe tanto sul M5S, quanto sulle componenti “perdenti” del Centrodestra, Forza Italia e, per motivi diversi, Fratelli d’Italia. La Lega è certa di sopravvivere, quale che sia il Governo o il non – Governo, ma con apprezzamento variabile dell’elettorato, perché la spina nel fianco dell’alleato ridimensionato dalle urne (Forza Italia) è presente, pressante e insidiosa. E il gruppo dirigente in carica della Lega, Salvini in testa, non vuole fallire. Ha ottenuto un successo straordinario, si è candidato ad assorbire le altre due componenti, prima o poi, ma deve giocare bene le carte che le elezioni gli hanno assegnato.

Il Cartaro (Mattarella) sa che il suo ruolo, nell’immaginario del Paese, supera le funzioni, che, in effetti, la Costituzione gli assegna, ma, anche lui, non vuole fallire, non vuole deludere le aspettative della gente comune e non vuole rischiare che il suo nome venga legato, nella storia della Repubblica, al fallimento della stagione politica e, senza Governo, al default dell’economia e della comunità nazionale, esposta alle cattiverie dei Paesi forti dell’Unione Europea e alle brame di sopravvivenza del Regno Unito, a spese di chi sia, sia. E’ già successo varie volte, in passato, che buoni o ottimi Presidenti della Repubblica abbiano avuto in sorte, nel corso dei 7 anni, un momento sfortunato e che questo momento abbia caratterizzato per sempre il loro settennato.

Quindi Mattarella si prenderà tutto il tempo necessario a capire se un Governo destinato a durare per la legislatura sia possibile, ovvero se debba, per forza di cose, essere costituito un Governo del Presidente con funzione di scopo: legge elettorale e manovra finanziaria. Le previsioni consentite dai risultati elettorali sono soltanto apparentemente schematiche. Perché ogni iniziativa influenza il parterre. Siamo in piena applicazione della teoria dei giochi. Spesso vince il cartaro.

 

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