Italia in mano agli strozzini.3


Nel mese di febbraio, poco prima del lockdown, abbiamo scritto due articoli sull’Italia in mano agli strozzini, mai pensando di essere profeti, oltre che interpreti di una realtà, già allora, angosciosa. L’emergenza sanitaria ci ha trasformato in profeti.

Migliaia, forse decine di migliaia, di piccole imprese sono assediate da strozzini che offrono cifre di fame per le loro attività o prestiti a tassi impossibili. Complici l’emergenza economica e una politica inadeguata.

Abbiamo scritto senza giri di parola che, così, il governo progetta il default (http://www.nuovomille.it/politica/il-governo-progetta-il-default). Finora non siamo stati smentiti. Default o dissesto è una parola, un concetto economico e giudiziario, ma dietro le parole ci sono le persone, le famiglie che soffrono, mentre “chi di dovere” vede e si astiene dalle iniziative necessarie. Abbiamo scritto quali iniziative dovrebbe assumere la politica, comprendendo, nella politica, governo, maggioranza e opposizione, e non vediamo alcuna iniziativa adeguata.

Ora, scriviamo come dovrebbe essere contrastata la morsa dello strozzinaggio. Due sono i livelli di azione: il contrasto sul campo, con la fiducia e la collaborazione delle vittime riposte nelle forze dell’ordine e nella magistratura; la prevenzione, con la pronta osservanza dei precetti normativi sulla liquidità da parte delle banche. Non vogliamo fare dietrologie, da cui siamo del tutto alieni. Ma quello che a noi sembra di pronta attuazione, non può sembrare impossibile a governo, magistratura, forze dell’ordine e banche.

Certo, ci vogliono organizzazione e buona volontà. Dove è la magagna? In televisione, i politici accusano le banche, che si trincerano dietro all’incomprensione dei decreti e ai famosi “tempi tecnici”. Nel frattempo, la gente muore. Letteralmente. Di fame, di disperazione, di maltrattamenti.

Si può tollerare che l’Italia, culla della civiltà moderna e tuttora detentrice di un sistema manifatturiero eccellente, si trovi in queste condizioni? La domanda non è retorica, richiede una risposta.

Gli strozzini – abbiamo avvertito negli articoli precedenti – non sono soltanto gli spezzapollici di quartiere. Sono anche i colletti bianchi che accumulano finanza dannosa e inseguono l’espropriazione delle migliori imprese italiane, per rivenderle con margini di profitto spaventosi o per distruggerle, a seconda delle circostanze. Questa criminalità agisce praticamente senza contrasto da almeno 20 anni.

 Il Copasir ha avvertito da oltre 10 anni che le minacce all’economia italiana sono concrete e in aumento. Ma non vediamo né contrasto, né prevenzione. Ci chiediamo perché e non ci diamo risposte accettabili.     

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