Intelligence allo sbando


Le agenzie di intelligence sono organiche al sistema di difesa e dipendono dalla struttura gerarchica nominata dalla politica. Sono investite di compiti che consentono un largo margine di autonomia nell’ambito di evidenti obblighi di fedeltà.

Talvolta il rapporto fiduciario si incrina, se il governo persegue logiche di sopravvivenza politica che prescindono dagli interessi nazionali assegnati alla tutela delle agenzie. In Italia è successo negli anni 70 e 80 che la politica abbia dirottato dal percorso segnato e le conseguenze a carico dell’agenzia sono state drammatiche.

Ora, il rischio del dirottamento politico dal percorso di integrazione europea (e non ci riferiamo ai naturali contrasti tra maggioranza e opposizione) e dal rispetto dell’alleanza occidentale, in senso lato, è ancora più significativo. Questo comporta rischi operativi e rischi di insuccesso dell’attività di intelligence. Come sta avvenendo in Italia.

Il Copasir insegue le emergenze da vari anni, senza grandi successi. La guerra economica contro l’Italia si aggrava di anno in anno e si intreccia con l’ordine pubblico e – temiamo – con il terrorismo. Anche questo è già successo. Ricordiamo Moro e tutto ciò che è preceduto e seguito.

Leonardo Bellodi, professore della Luiss, ha scritto in agosto (un’altra era rispetto a quello che sta avvenendo e che era perfettamente prevedibile) che “Nessun servizio di nessun paese può operare da solo. Esiste una fitta rete di scambi di informazioni tra servizi collegati che operano senza vincoli di forma o trattati: si basa tutto sulla fiducia. E questa fiducia trova il proprio fondamento nella coerenza e affidabilità dei nostri governi in tema di relazioni internazionali e politica estera”. 

Siamo d’accordo con la teoria di Bellodi, l’abbiamo scritto. Osserviamo, però, che la teoria è smentita dalla pratica. La fiducia cessa e le informazioni cessano. Il sistema va in crisi. Tutto casuale? Non crediamo.  

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