Incerta l’ammissibilità dell’ATAC a concordato preventivo

Il sindaco Virginia Raggi e l'assessore ai trasporti Linda Meleo

La politica della trasparenza, degli incontri di vertice in streaming e della partecipazione tramite la rete, non è più nelle corde del M5S. La Sindaca Raggi non ha accolto finora la nostra richiesta di pubblicazione del piano di risanamento dell’ATAC, che ha suscitato notevole sconcerto per l’impegno di spesa (12 milioni di competenze professionali, se bastano) e, d’altra parte, per le manchevolezze rilevate dal Collegio del Tribunale Fallimentare di Roma.

Quindi, non sappiamo se le condizioni di ammissibilità del ricorso siano state esaminate dalla Sindaca, che, nella vita civile, esercita la professione di avvocato, dagli uffici competenti del Comune (l’Ufficio Legale presenta un organigramma molto consistente) e dai professionisti impegnati nella procedura (consulenti e commissari). Dal tenore delle dichiarazioni rese a tutta prima dalla Sindaca, ricordate nella Lettera Aperta, non sembra che il tema della ammissibilità alla onerosa procedura sia stato valutato, prima di adire il Tribunale e di assumere l’ingente impegno di spesa.

Per informazione dei nostri lettori, l’ammissione a Concordato Preventivo non è scontata, essendo soggetta al vaglio di legittimità, riguardante le responsabilità di gestione, previsto dalla legge e sancito dalla Corte di Cassazione, ma, prima ancora, alla condizione che l’ATAC sia soggetto ammissibile, per sua natura. Negli anni più recenti si è diffuso l’orientamento delle Corti di Merito che una qualsiasi società, sia pure a controllo pubblico, rispondente ai requisiti distintivi delle società, dotata di patrimonio separato, sia soggetta a Fallimento, ricorrendo le circostanze di insolvenza e di dissesto, e, quindi, anche al procedimento alternativo del Concordato.

La natura dell’ATAC, quale soggetto di diritto ammissibile alla procedura, invece, non solo non è scontata, ma, in base alle notizie divulgate, o di dominio pubblico, noi (che abbiamo una certa dimestichezza con la materia) propendiamo a ritenere che l’ammissione non sia consentita. E’ evidente che un’opinione circostanziata richiede una informazione altrettanto circostanziata, ed è questo il motivo per cui abbiamo chiesto alla Sindaca di mettere a disposizione del pubblico il piano di risanamento, nelle cui premesse gli esperti dovrebbero avere spiegato le ragioni del ricorso al tipo di procedura (ad esclusione di altre soluzioni alla crisi, parimenti formali e controllate, ma meno onerose), dando atto della legittimità, soggettiva, non meno che oggettiva, dell’accesso, sottoposto anche al giudizio del Tribunale Fallimentare.

Le implicazioni di rilievo politico, giuridico ed economico, sono tali, che ogni inerente valutazione richiede prudenza, esperienza e competenza, da parte della Sindaca e del suo Partito, soggetta, comunque, al controllo degli altri Partiti che siedono in Consiglio Comunale, nei banchi dell’opposizione. La materia è di rilevante interesse pubblico, impegna ingenti flussi di denaro pubblico, in entrata e in uscita, e non può sfuggire al dibattito dell’Aula e della Comunità Cittadina, tramite referendum o in altro modo. Ecco perché insistiamo a chiedere alla Sindaca di non venire meno all’impegno di trasparenza (e di efficienza) assunto con i cittadini romani nel giorno della sua elezione e perché riteniamo che gli altri Partiti non possano esimersi dalla funzione di controllo, ma debbano esercitarla in ogni sede istituzionale.

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