Improponibile la richiesta di autorizzazione a procedere nel caso Diciotti


Per questa volta il Senato ha assolto Salvini, votando contro l’autorizzazione a procedere nei suoi confronti. Si presenteranno nuove occasioni, presto o tardi, perché ormai l’argine tra attività politica e iniziativa giudiziaria è incrinato. Ci saranno nuove navi, nuovi sbarchi mancati, nuove occasioni di conflitto tra Poteri dello Stato.

La regola della separazione, risalente a Montesquieu, impedisce (teoricamente) le invasioni di campo tra Potere Politico e Potere Giudiziario. Ciascuno dei due è indipendente dall’altro e autonomo nelle proprie decisioni (in concreto, i provvedimenti giudiziari, per quanto concerne la magistratura). Ma la tentazione di invadere il campo altrui, sia dell’uno, che dell’altro Potere, è continua. Come si è dimostrato nell’occasione della nave Diciotti.

Noi abbiamo già trattato il caso, in particolare nell’articolo in cui abbiamo espresso un’opinione legale controcorrente, e non intendiamo tornare sulla questione, ampiamente dibattuta in Parlamento e nei giornali. Vogliamo, però, suggerire un percorso giuridico da tenere presente nel prossimo conflitto tra Poteri.

Il primo onere di controllo compete ai Poteri in conflitto. Il Tribunale dei Ministri si è posto il quesito, se potesse sindacare l’attività politica, e lo ha risolto in senso affermativo. Il Senato, secondo noi sbagliando, non ha contestato la proponibilità dell’iniziativa, a causa della separazione tra Poteri, ma l’ha accettata, sia pure rigettandola con il voto. Se il voto fosse stato opposto, l’autorizzazione sarebbe stata concessa, il Tribunale dei Ministri avrebbe processato Salvini e l’argine tra i Poteri sarebbe stato infranto, con grave danno per la democrazia, a prescindere dall’esito del processo.

Non pensiamo, però, che il Senato dovesse assumere l’iniziativa di rivolgersi alla Corte Costituzionale. Pensiamo che dovesse piuttosto dichiarare l’improponibilità della richiesta di autorizzazione, in base ai propri poteri di autogestione (autodichia, con una parola ostica), e che il Tribunale dei Ministri dovesse decidere se rivolgersi, o meno, alla Corte Costituzionale, a cui la Costituzione riserva la decisione in tema di conflitti di attribuzione.

Anche se, a dire il vero, la circostanza della nave Diciotti non proponeva esattamente un conflitto tra Poteri. Curiosamente nessun costituzionalista, indaffarato a sostenere le ragioni dell’uno o dell’altro Potere, ha notato la peculiarità della situazione e ha ragionato sul rimedio costituzionale. E’ una materia che va affrontata e risolta adesso, a freddo, e non nel momento di una nuova bufera dei rapporti istituzionali in conflitto tra loro.

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