Ilva, ricorso al Tar inammissibile

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Il confronto dialettico tra Calenda, Ministro dello Sviluppo Economico, ed Emiliano, Governatore della Regione Puglia, riflette due anime della politica: quella del fare, di Calenda, che sostiene le esigenze di sviluppo del Paese e del territorio in cui si trova lo stabilimento siderurgico, e quella del non fare, di Emiliano. Che, nel nome di un indimostrato (e contestato da tutti, sindacati compresi, schierati, una volta tanto, con il Ministro) bene sanitario di Taranto, si rivolge al Tar, giudice amministrativo, con una domanda giudiziale, che, nei suoi esatti termini, non è stata divulgata dalla Regione. Abbiamo tentato di documentarci, senza successo. I documenti necessari per la comprensione della vicenda non sono stati messi a disposizione del pubblico. Quindi, le notizie sono filtrate dai due uffici e i giornali, su questa vicenda, divulgano, tutti, le proprie opinioni. D’altra parte, anche Emiliano sostiene di essere all’oscuro di pezzi importanti della proposta di investimento. Ci sarebbero, secondo lui, “carte segrete”. Ma non dice come lo avrebbe appreso, né, tanto meno, in cosa possano consistere tali carte e perché sarebbero state segretate.

Michele Emiliano e Carlo Calenda (foto Ansa)
Michele Emiliano e Carlo Calenda (foto Ansa)

Il conflitto non ha precedenti nella storia dei rapporti, pur burrascosi, tra Stato e Regioni. Non tanto per i toni accesi dell’uno e dell’altro protagonista, che comunque hanno assunto tratti sconcertanti, quanto per la assoluta divaricazione delle posizioni. E, soprattutto, per il ricorso ad un giudice, ignaro della vicenda per definizione della sua neutralità, che non potrà mai, nel tempo dato, se non altro per le dimensioni dell’affaire, documentarsi veramente, anche ricorrendo a specialisti della materia (che richiede confronti e valutazioni) e decidere se il provvedimento contestato sia conforme alla legge, o alle leggi, oppure no.

Non crediamo, in sostanza, che il giudice amministrativo, per quanto organizzato e competente, sia in grado di esercitare il suo compito. Né, francamente, che sia materia sua. Infatti, propendiamo per la inammissibilità del ricorso al Tar. Per materia, prima che per la inadeguatezza e annunciata parzialità dell’esposizione, idonea a farne ritenere, comunque, la nullità per carenza dei dati pregnanti. Il Tar potrebbe, infatti, e, secondo noi, dovrebbe, dichiarare prontamente l’inammissibilità del ricorso e sottrarsi alla decisione. Affinché la politica si assuma le sue responsabilità. Nell’ambito di una supremazia della politica, con una visione ampia degli interessi nazionali che un territorio non può avere. Come sembra, del resto, che Calenda voglia fare.

 

 

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