Il ritorno di Letta


I quadri del Pd, quelli che ancora tengono le fila di quel che resta del vecchio Pci contaminato dalla Margherita, o non hanno capito niente o hanno ceduto alla lusinga della tripla e quadrupla morale. Soltanto così si spiega la chiamata di Letta dall’esilio parigino.

Non crediamo che Letta nel frattempo si sia molto aggiornato sull’involuzione del Pd durante la sua assenza, altrimenti non avrebbe ceduto alla tentazione di farla pagare a Renzi e all’ambizione di tornare a contare nel paese di origine. Addirittura per concorrere alla cattedra quirinalizia, come qualcuno vocifera.

Vorremmo leggere la relazione di Bettini, demiurgo del Pd romano, per smontarla pezzo dopo pezzo, ma non ci sono copie in circolazione. Ed è inutile richiederla.

La prima uscita di Letta nella sezione del Testaccio, da dove ha annunciato al mondo che i primi due obiettivi del partito sono lo jus soli e il voto ai sedicenni, è apparsa infelice ai più, elettori del Pd compresi. Testaccio ormai è zona ZTL, ma anche lì i plauditores di professione hanno esitato prima di congratularsi. Dalle periferie si sono sentite soltanto pernacchie.

Mettiamoci nell’ottica di Letta. Se per caso pensa di concorrere all’elezione presidenziale l’anno prossimo, con prospettive di vittoria, ha fatto bene a tornare in Italia. Avrà l’appoggio dei giornali che piacciono alla gente che piace, di qualche televisione, e poco più.

Letta (Enrico) potrebbe forse convincere qualcuno dalle parti di Forza Italia, ma certamente non avrà il sostegno di Fratelli d’Italia. Determinante, a destra, sarà la Lega. Ma troppi bocconi amari dovrebbe digerire il Pd durante l’anno per guadagnarsi una mano dalla Lega. Appare più credibile, allo stato, una manovra prodiana, per non perdere però, non per guadagnare. Che cosa? Credibilità prima di tutto, posizione politica poi, e molto di più.

Una bordata nei giorni scorsi è arrivata dalla Verità, a cui l’ex generale Cornacchia ha dichiarato che Prodi, durante la prigionia di Moro, non venne ispirato da uno spiritello buono, ma molto più prosaicamente da un interesse concreto.

Quali altre bordate potrebbero essere sparate contro Prodi e l’Arel, la fucina bolognese in cui Letta è cresciuto? Chi è in grado di rispondere a questa domanda, capirà perché Letta si è ripresentato. Con due supercazzole. 

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