Il primo governo della Terza Repubblica

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Il Nuovo Mille ha auspicato la formazione di un governo composto dalle forze politiche più responsabili ed ha temuto che il governo potesse nascere già esautorato dall’impegno dei “saggi. Il governo è stato  puntualmente formato da Pd, Pdl e Sc, e non sembra, a giudicare sia dalla composizione politica che dalle caratteristiche personali di gran parte dei ministri, che nasca esautorato.

Pur non sembrando destinato ad una lunga vita, perchè la missione assegnata (legge elettorale, semipresidenzialismo e provvedimenti per l’economia) potrebbe esaurirsi anche in un anno, il governo presenta le qualità per una sopravvivenza più duratura, in assenza di balzi d’ingegno e di imprevisti.

Le bordate dei rappresentanti a vario e non sempre dichiarato titolo dell’apparato perdente del Pd sono già iniziate e puntano, tanto per cambiare, su un rinnovato antiberlusconismo e su una indefessa stagione giudiziaria a suo carico, ma le urgenze, ravvisate apparentemente da tutti i ministri fiduciati dagli schieramenti di appartenza, sono centrali e assorbenti e non offrono il fianco alle distruttive polemiche esterne.

Per una volta, il governo sembra meglio dei partiti e degli schieramenti sociali, tra cui si annoverano i sindacati di ogni tipo. Presidente del consiglio e vicepresidente sono giovani e consapevoli che dalla riuscita della missione potrà dipendere il loro destino politico e personale.

Le donne non vorranno essere da meno. Emma Bonino rappresenta forse l’unica incognita della formazione, al punto che perfino Pannella interrogato sul suo ministero si è rifugiato dietro ai luoghi comuni radicali. Quali saranno le priorità del neo ministro? Saranno del tutto coerenti con la composizione del governo?

Diritti civili e questioni della migrazione sono compatibili o incompatibili, se non altro come gerarchia di valori, con le istanze economiche dei cittadini italiani e delle imprese?

Se il ministero Bonino si dimostrasse dirompente, la missione sarebbe sottoposta a dura prova ed Enrico Letta avrebbe sbagliato ad accettare la sua nomina, dovendosene assumere la principale responsabilità. Diversamente, potrà rivendicare il merito sui tavoli della politica italiana, europea ed estera. Le sfide non sono poche e meritano di essere puntualmente monitorate.

 

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