Il potere del cittadino nella stagione delle elezioni


L’”election day” originariamente proposto da Berlusconi si è trasformato in una “election season” di circa tre mesi, in una primavera delle elezioni foriera di dibattiti, trepidanti attese politiche e personali, possibili novità di rilievo politico e istituzionale. Il primo appuntamento è con le politiche.
Seguiranno le amministrative e il referendum sul federalismo e, nel frattempo, saranno scelti presidente della Repubblica, presidente del Consiglio e presidenti delle Camere. Dovrà essere costituito anche il nuovo governo, espresso dal nuovo Parlamento. Che sia un governo di maggioranza, di compromesso o di transizione, è scelta che compete agli elettori ora suggestionati dagli schieramenti in campo, in seguito destinati al dimenticatoio della società civile.

La “election season” consente tuttavia agli elettori l’esercizio della sorveglianza attiva e l’applicazione di sanzioni politiche in danno dello schieramento che non dimostri comportamenti coerenti con gli interessi generali del Paese e della società. Chiarisco il mio pensiero. Il voto politico esprimerà sostanzialmente la preferenza degli elettori tra libertà della persona e centralismo collettivista.
Il voto amministrativo potrà essere espresso in controtendenza, tenendo conto sia della qualità dei servizi resi al cittadino dall’amministrazione, sia del comportamento dei partiti che comporranno il Parlamento, nell’assolvimento degli obblighi istituzionali assegnati dalla Costituzione: nuovo governo, presidente della Repubblica, contrappesi istituzionali.

Il cittadino coltiva la legittima attesa che il governo sia formato in base alle scelte elettorali, per svolgere il programma indicato e consenta previsioni di stabilità, coerenza intrinseca e durata. Il requisito della coerenza oggi è più importante che nel passato, perché il confronto internazionale è immediato e destinato a influenzare le scelte interne del Paese.
Un governo abborracciato, variopinto e composito, destinato a implodere per l’incompatibilità delle sue componenti, sarebbe una iattura per il Paese, così come un governo di compromesso sarebbe la scelta più inopportuna alla rappresentanza degli interessi generali del Paese. Se non c’è governo, e per governo si intende l’agenzia dotata di capacità di progettazione e di guida del Paese indicata dagli elettori, si torni alle urne, immantinente.
I cittadini, esercitando le facoltà di sorveglianza, di critica, di supplenza e di voto, potranno premiare o punire mediante la componente politica del voto amministrativo e mediante la scelta referendaria, che, al momento, viene presentata soltanto come prospettiva di scelta tra unitarietà e federalismo, o secessione di qualche pezzo della Repubblica.
L’esigenza di intervento sull’impianto istituzionale e costituzionale dello Stato viene da lontano. La Costituzione è stata ottima finché l’influenza dei trattati economici dell’Unione europea non ha richiesto l’integrazione della Costituzione materiale e, aggiungo, finché non si sono presentate esigenze di adeguamento della vocazione Paese alle istanze della globalizzazione.

L’Italia non ha ancora esercitato una scelta definita, suscettibile di essere negoziata sul piano internazionale con Stati Uniti, Stati dell’Unione europea e altri Stati, così come non ha esercitato scelte di assetto interno che tengano conto delle omogeneità e disomogeneità, dei fermenti di partecipazione delle autonomie locali al governo del Paese e delle esigenze di partecipazione del governo del Paese alle scelte locali.
L’impianto costitutivo del Paese deve essere rivisto, ma non può essere affidato a interventi improvvisati, faziosi, incoerenti con il quadro politico e istituzionale che si prefigura all’orizzonte. Detto questo, è opportuno precisare che la prossima scelta referendaria non si proporrà come scelta tra centralità e federalismo, potendosi più correttamente ritenere che i cittadini siano chiamati a esprimere il proprio sindacato di voto sulla qualità sia del primo emendamento costituzionale effettuato dal governo D’Alema, che del secondo emendamento formalmente proposto alla verifica referendaria.
In realtà, il sindacato sarà duplice e saranno promossi o bocciati in sede referendaria entrambi gli emendamenti, ferme restando le istanze di autonomie locali, collocazione geografica, benessere economico. Ma il voto è destinato ad influenzare anche le scelte economiche locali. L’economia degli enti territoriali è costituita dai trasferimenti dello Stato, la cui logica di politica economica è tutta da verificare, ma anche o soprattutto dalle risorse locali, territoriali e produttive.
Le società pubbliche locali devono rispondere a precise scelte economiche e le istituzioni locali devono soddisfare le esigenze di servizio dei cittadini, in base alle risorse e alle previsioni di sviluppo. Tutto questo va illustrato ai cittadini e finora non è stato fatto.

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