Il peccato originale del Pd


Il Pd non si è mai affrancato dalla sua storia, a cui i vecchi arnesi della nomenclatura sono abbarbicati per evidenti ragioni, e si è alleato con la finanza globale. Senza dichiararlo.

Per questo non si fa strada nel cuore e nella mente dell’elettorato, erede di quello che, un tempo, era suo popolo.

Colpa di D’Alema e delle sue teste d’uovo (così definite dalla stampa dell’epoca) che hanno fatto strame di ricchezza pubblica a favore del capitale privato? Colpa delle nuove leve del partito che non sanno parlare né al ceto meno abbiente, né al ceto medio, e si prostrano davanti all’alta borghesia ben dotata? Di tutto un po’.

Ma, di certo, pesa la zavorra del comunismo, in Italia dal Partito Comunista Italiano mai veramente denunciato. Per rimediare, ogni tanto, Emanuele Fiano e altri volenterosi si inventano il pericolo del fascismo e propongono leggi salvifiche. Come, guarda caso, nel 2017, poco prima delle elezioni politiche che hanno segnato la debacle del Pd in favore del M5S.

Renzi e Calenda, che gravitano dalle parti del Nazareno, ma hanno il cuore a Wall Street e meno a Washington, hanno capito perfettamente l’antifona e si disputano il centro per attrarre spezzoni del Pd e del M5S in libera uscita dai partiti. Garibaldi, eroe, ma uomo del popolo fino alla fine, dinanzi alle pantomime della politica, anche istituzionale, non cessava di dire: siate seri.

Renzi e Calenda sono scaltri, qualche volta anche troppo, non peccano di autostima, sono giovani, possono coltivare legittime ambizioni di statisti (come punto di arrivo, non che adesso lo siano). Diciamo a tutti e due: siate seri e fate politica come si deve. Cominciando a dire come stanno le cose.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*