Il pasticcio della sentenza Berlusconi Mediaset, valida, invalida o anitra zoppa?

cassazione

Il processo, un pò arditamente definito “del secolo” da qualche commentatore, ha suscitato notevoli reazioni politiche, peraltro prevedibili, ed ha innestato, a seguito dell’intervista rilasciata al Mattino dal presidente Esposito, una polemica politico-giudiziaria destinata a provocare evoluzioni giudiziarie di vario genere, comunque di notevole interesse.

Il presidente potrà essere sottoposto alla valutazione deontologica del Csm, essendo stata definita inopportuna (e, quindi, meritevole di valutazione nell’interesse del decoro professionale della categoria) la sua intervista. Il direttore del giornale potrà essere sottoposto a procedimento giudiziario per l’asserita (dal presidente) manipolazione dell’intervista. La sentenza potrà essere sottoposta al vaglio della corte dei diritti umani di Strasburgo per pretesa violazione del giusto processo, a causa, quanto meno, degli elementi istruttori determinanti, sui quali si è intrecciato, a distanza, il dibattito extra processuale tra i legali di Berlusconi e il presidente (destinati ad essere risolti con difficoltà dal giudice estensore delle motivazioni).

La controversia dialogica riguarda, infatti, precisi elementi di fatto, inerenti alla informazione di Berlusconi e, quindi, alla sua eventuale approvazione delle circostanze che hanno determinato l’imputazione e la condanna. Il punto cruciale della clamorosa intervista concerne il preteso assunto che Berlusconi “non potesse non sapere“, smentito dal “chiarimento” del presidente (le virgolette sono dovute al rispetto della circostanza controversa tra presidente e giornale) che Berlusconi fosse in realtà informato.

Tant’è che il professor Coppi, tramite altra intervista, ha chiesto che il presidente indicasse esattamente nomi, circostanze e pagine degli atti in cui questi elementi risolutori sarebbero scritti. La polemica è destinata ad estinguersi, i procedimenti giudiziari, invece, prenderanno quota perchè, confliggendo, si sorreggono l’uno con l’altro. Il professore ha detto subito, forse addirittura troppo presto, che il disvelamento (se di disvelamento si tratta) della motivazione a mezzo stampa non invalida la sentenza e il presidente ha interesse, anche per il profilo deontologico della sua condotta, a sostenere che le sue dichiarazioni siano state equivocate, se non manipolate.

Ma il punto meritevole di chiarimento definitivo, nell’interesse della giustizia, oltre che della soluzione giudiziaria del caso, riguarda il merito della contesa, ossia la effettiva sussistenza degli elementi di fatto che hanno o avrebbero determinato la condanna, nella prospettiva sia delle corti di merito, che della corte di legittimità. La coerenza tra tutti i provvedimenti non dovrebbe mancare, posto che la mancanza, effettiva o ritenuta che sia (perchè, a volte, anche le sentenze si interpretano), è un vulnus insanabile.

In ogni caso, la sentenza, a prescindere dalle questioni di validità formale e sostanziale che saranno sostenute nelle varie sedi (in prospettiva potrebbe non essere esclusa la revisione del processo se questi elementi istruttori contestati potessero comportare la produzione di nuovi elementi a discolpa), al momento appare un’anitra zoppa destinata ad essere impallinata sia in sede politica, che in sede giudiziaria. E, tutto sommato, va bene così quasi a tutti.

Conversazioni

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *


*

Leggi gli altri articoli