Il Governo progetta il default


L’epidemia ha interrotto il ciclo economico. La produzione stenta a riprendersi e i consumi sono limitati sostanzialmente agli acquisti del settore alimentare. I servizi e i pubblici esercizi sono crollati. Gli effetti immediati riguardano gli imprenditori minimi, gli artigiani, molti professionisti, molti dipendenti privati e i precari, i cosiddetti invisibili, che vivono di marginalità dei consumi, dei “lavoretti”. Sono milioni di persone, la gran parte delle quali, prive di reddito e senza risparmio, è ridotta sul lastrico. Per il momento suppliscono i centri di soccorso alimentare di vario tipo, che, ad un certo punto, non potranno soccorrere tutti i “nuovi poveri”.

L’emergenza economica è drammatica, almeno quanto quella sanitaria delle settimane scorse, e non potrà essere contenuta in assenza di provvedimenti vitali: quelli indicati da Mario Draghi nel suo inascoltato appello all’Europa, pubblicato dal Financial Times.

Ne abbiamo già scritto e non abbiamo nulla da aggiungere, se non che sta avvenendo la tragedia di proporzioni bibliche prevista da Draghi. Mentre vogliamo dire la nostra sulla commissione Colao. Che finora non ha dato alcuna indicazione per la ricostruzione – perché di questo si tratta – del Paese. Non condividiamo la preoccupazione del presidente del COPASIR, che, tra i membri della commissione e del governo, ci possano essere comunicazioni poco sicure. Secondo noi, non ci sono proprio comunicazioni che potrebbero in ipotesi  suscitare l’interesse di orecchie indiscrete. Mentre siamo preoccupati per quello che dovrebbe essere detto, discusso e deciso, e non lo è. Colao è un esperto di aziende e sa perfettamente che una crisi richiede, in primo luogo, l’analisi e, in secondo luogo, l’intervento di contenimento, nella prospettiva dell’intervento strutturale. L’intervento di contenimento – in mancanza di risorse fresche – è uno solo: la cura dimagrante degli impieghi in corso, per sostenere temporaneamente gli impieghi in panchina, nell’attesa che rientrino in campo.

In Italia, è stato ricordato più volte nei giorni scorsi, circa due terzi della popolazione vive, in vario modo, di pubblico impiego, alimentato finanziariamente, tramite il gettito fiscale, dall’altro terzo: le imprese e i professionisti. Che è già una proporzione folle. In ogni caso, la contrazione del Pil comporterà la contrazione del gettito fiscale, che, a cascata, si rifletterà sulla remunerazione dei fattori di spesa pubblica: pubblico impiego, sanità, previdenza.

La troika, se e quando arriverà, non se la prenderà tanto con il pubblico impiego, che gli servirà, quanto con la sanità e la previdenza, accanendosi con i più deboli, malati e anziani. Esattamente come è successo in Grecia. Questo è il piano del governo, consigliato dagli esperti. In sostanza, non c’è in atto il tentativo di evitare il default. C’è, invece, il piano del default, il cui commissario liquidatore si intravede all’orizzonte.

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