Il governo deve cambiare prospettiva


La guerra continua in Ucraina e il dibattito in Italia (meno negli altri paesi europei e quasi per niente in America) sulle cause del conflitto prosegue incessante.

Le conseguenze economiche e sociali, però, sono trattate occasionalmente, nei talk show e nei giornali, e sempre per essere attribuite dai pasdaran dello scontro armato per procura a Putin e non alle sanzioni economiche decise alla Casa Bianca, che investono soprattutto i paesi fondatori dell’Unione Europea, Italia, Germania e Francia.

Abbiamo già scritto – e non siamo stati gli unici – che bisogna trovare un equilibrio tra la condanna della guerra e l’adozione delle sanzioni, in base agli effetti che rischiano di pregiudicare, per colpa della cecità della politica, l’economia nazionale. Niente da fare.

Il governo insiste nell’appiattimento sulle posizioni americane, dibattute invece in Germania e in Francia, facendo credere agli italiani che il rifornimento energetico, necessario alle imprese a prezzi compatibili con le esigenze di produzione, possa venire dai paesi dell’Africa centrale controllati dalla Russia. Non vengono, però, riprese in mare le estrazioni del gas abbandonate anni fa per ragioni ambientali!

Nel frattempo Franceschini scrive libri per sostenere che con la cultura si mangia (lui certamente sì) e la pattuglia dei Cinque Stelle più dotata di faccia di bronzo dichiara che il gas non si estrae dall’Adriatico perché ce n’è poco. Ottima ragione per lasciarlo tutto alla Croazia, che succhia il fondo marino dalla sua sponda? Diremmo di no.

Ci permettiamo un suggerimento. Nel prossimo consiglio dei  ministri, invece di partire dal presupposto che le sanzioni economiche devono essere adottate, si considerino in via di premessa le esigenze di produzione e di benessere del popolo italiano e si decida di conseguenza.

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