Il futuro politico dell’Europa si gioca in cielo


La fine dell’Europa non avverrà per colpa di un virus. Probabilmente, la pietra tombale dell’Unione sarà rappresentata da un velivolo da combattimento destinato forse a non vedere mai la luce.

Ma andiamo con ordine. Nelle scorse settimane, appena prima dello scoppio della pandemia, i parlamenti di Parigi e Berlino hanno dato via libera a uno stanziamento da 155 milioni di euro, equamente ripartiti, per lo sviluppo del FCAS (future combat air system), il caccia di sesta generazione che, dal 2040 dovrà sostituire gli Eurofighter Typhoon tedeschi e i Rafale francesi. Questi due aerei rappresentano la spina dorsale delle rispettive forze aeree. Il progetto FCAS è estremamente ambizioso e punta a colmare un grave gap tecnologico che rischia di relegare l’industria aeronautica europea a un futuro ruolo di secondo piano a livello globale. Mentre, infatti, gli americani con l’ormai celeberrimo F35 hanno messo in produzione quello che finora è l’unico velivolo da combattimento di quinta generazione al mondo, l’Europa utilizza velivoli certamente avanzati – come per l’appunto l’Eurofighter, peraltro realizzato anche con il contributo dell’industria italiana e in forza alla nostra Aeronautica militare – ma figli ormai di progetti vecchi di almeno 20 anni. Il primo volo dell’Eurofighter, infatti, è datato 1994; quello del Rafale risale addirittura al 1986. Da qui, l’importanza di gettare già oggi le basi per arrivare tra vent’anni a un sostituto per questi due velivoli. I 155 milioni di euro copriranno i primi 18 mesi di progettazione con l’obiettivo di arrivare, nel 2022, ad avere un primo dimostratore tecnologico. E però tra il 2021 e il 2022 potrebbe chiudersi la finestra di opportunità politica, con i governi di Emmanuel Macron e Angela Merkel che andranno a scadenza. Il rischio è che le prossime maggioranze politiche saranno ben più fredde nei confronti del progetto.

Qualora il progetto naufragasse, il Vecchio continente si potrebbe consolare con il Tempest, l’altro velivolo da combattimento di sesta generazione in fase di sviluppo, che peraltro vede il coinvolgimento della nostra Leonardo. E però si tratta di un’iniziativa industriale a guida britannica e quando entrerà in servizio – si stima nel 2035 – Londra sarà uscita dall’Ue ormai da quasi vent’anni. La tenuta del progetto franco-tedesco ha quindi un valore decisivo, anche simbolico. La Comunità europea di Difesa (la Ced), sebbene non vide mai la luce, rappresentò, ormai 70 anni fa, uno dei tasselli che contribuirono a definire il grande disegno comunitario. Ora, il futuro dell’Unione si gioca proprio attorno alla capacità, da parte dei suoi membri più rilevanti, di sviluppare un progetto militare (industriale e tecnologico) comune e, con esso, un collante politico di lungo periodo.

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