Il funzionamento della giustizia è interesse nazionale


Continuiamo a percorrere il tema, di primaria importanza per l’interesse nazionale, che la giustizia funzioni. E non sia soltanto rapida. Ma sia efficace, si liberi dalle pastoie delle corporazioni che interferiscono con le indagini e i processi e sia libera dai veti incrociati delle correnti che influenzano le nomine e ipotecano con ciò – questo è quello che appare – lo svolgimento dell’attività giudiziaria.

E’ inutile girarci intorno. Palamara, sul cui “caso” abbiamo già scritto, ha capito che lo scandalo delle intercettazioni, che riguardano lui e tanti altri magistrati, compromette ancora di più la fiducia dei cittadini nella giustizia civile e penale.

Violante si è reso interprete di questo sentimento popolare. Che si chiede – e non riceve risposte attendibili – se le nomine negoziate e i posti di potere assegnati all’uno, piuttosto che all’altro, comportino obblighi del magistrato privilegiato dalla nomina nei confronti delle correnti vincenti e delle richieste che gli possono essere fatte.

Palamara, intelligentemente, ha negato in più interviste che questo possa accadere, però non ha spiegato perché Salvini debba essere attaccato, per quali ragioni e con quali scopi, evidentemente di interesse pubblico, non solo privato di Salvini e della Lega.

E, nel frattempo, il cittadino qualsiasi si chiede – e non riesce a rispondersi – se Salvini, che è un personaggio pubblico ed è quindi osservato dalla stampa di tutto il mondo, può essere definito impunemente “merda” e può essere incriminato per fatti politici, che costituiscono dovere della funzione, figuriamoci quello che può accadere al quisque de populo senza protezioni e senza reti, se non la legge.

Il caso Palamara ha messo in discussione il sistema per questo, non perché un magistrato è stato privilegiato ad un altro, magari entrambi sconosciuti al grande pubblico. Il quisque de populo, che da anni dichiara di non avere fiducia nella giustizia, e quindi nei magistrati e negli avvocati servizievoli, ha toccato con mano che il risparmio, ad esempio, ma la casistica è ben più nutrita, viene regolarmente derubato e la giustizia non interviene e non offre rimedio: sono tutti incapaci gli avvocati che difendono i risparmiatori derubati?

Non ci sono statistiche – lo abbiamo verificato – e già questo è un fatto deplorevole, visto che il risparmio è una risorsa privata e pubblica, protetta teoricamente dalla Costituzione e destinata ad essere il motore della ricchezza del Paese e quindi dell’occupazione e di una solidarietà non assistenziale.

Pochi hanno notato che, in concomitanza con le dimissioni di Basentini, capo del DAP, e di Baldi, Capo Gabinetto di Bonafede, si è dimesso anche Nocera, Capo dell’Ispettorato di controllo sull’attività dei magistrati. Dimissioni volontarie “opportune”, perché Nocera sarebbe indagato in un procedimento penale, o sollecitate da qualche ignoto capataz per ragioni non dichiarate?

Non è un fatto di minore importanza, perché l’Ispettorato svolge una funzione amministrativa di controllo, periodica o mirata, che risponde ai bisogni dei cittadini con iniziativa di verifica immediata sui processi e quindi sui magistrati impegnati nei processi. Da quel poco che si sa, anche qui le statistiche non assistono l’informazione.

Non si sa quante segnalazioni mirate vengono fatte e quante sono seguite dalle ispezioni e dai provvedimenti richiesti dai cittadini, nel segno di una effettività del controllo costituzionale democratico sull’attività giudiziaria. Per evitare che il fatto illecito “certificato” da una sentenza diventi, per ciò stesso, lecito. Come avviene nei regimi totalitari.

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