Il contenuto dei colloqui segreti tra Grecia e Germania

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Festeggiato l’esito del referendum Varoufakis si è dimesso e Tsakalatos, definito “falco” dal Corriere della Sera, ha preso il suo posto. Non è escluso che il rimpasto fosse stato previsto fin dall’inizio, a conferma dell’abilità e della compattezza dei negoziatori greci. Germania e Francia, più impegnate di altri paesi, Italia compresa, e quindi più responsabili per quanto potrà accadere, hanno fatto le loro brave dichiarazioni, peraltro scarse di contenuti, e le trattative sono riprese all’insegna della segretezza.

Proviamo ad immaginare quanto le due delegazioni potranno dirsi nelle segrete stanze, ad esclusione di orecchie estranee, posto naturalmente che “ascoltatori” indesiderati e ignoti non riferiscano a chi di dovere, influenzando indirettamente l’esito dei colloqui. Anche questa è teoria dei giochi, magari con qualcuno che ha l’asso nella manica! La storia dei rapporti pregressi è inevitabile: un po’ alla ricerca delle responsabilità, destinate ad influenzare la trattativa, un po’ alla ricerca dei limiti oggettivi dei sacrifici richiesti alla Grecia dai paesi forti.

Le prospettive delle varie opzioni in campo sono altrettanto inevitabili, per consentire la comparazione degli esiti, a favore e a carico delle parti, dell’unione europea e dei protagonisti assenti ma in ascolto. I temi della discussione non sono soltanto economici e finanziari, anche se la rappresentanza tedesca tenderà a delimitare il terreno di confronto dialettico.

La delegazione greca, infatti, memore della riscoperta tradizione filosofica, tenderà ad estendere i confini del colloquio, richiamando le questioni di geopolitica che insistono nella materia e che, infatti, hanno mosso Obama e il presidente cinese, per chiudere i lacci del cul de sac in cui si è ficcata la Merkel, malconsigliata. I limiti personali del ministro delle finanze tedesco, un personaggio duro, disciplinato e chiuso alla comprensione di temi che non si esauriscono nei numeri attuali, ma che riguardano i numeri del futuro, sono emersi in tutta la loro evidenza, al punto che non si può escludere un rimpasto anche nella delegazione tedesca.

Gli abili e immaginosi greci, sostenuti dall’inaspettato tweet di Paul Krugman (che ha espresso profonda disistima per i tecnocrati europei), di certo non hanno giocato tutte le loro carte e due mazzi di riserva vengono intanto mischiati a Washington e Mosca. Non dovrebbero esserci dubbi che i greci preferiscano il mare relativamente tranquillo degli attuali assetti, ma la disperazione è cattiva consigliera e la Merkel, se può (perché anche la Merkel subisce le sue ovvie influenze), ne dovrebbe tenere conto. Comunque la situazione è molto interessante e fino a poche settimane fa nessuno l’ha prevista. Il che non torna a merito né dell’unione europea, né della Germania.

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