Il commento di Stefano Andreotti all’articolo del NuovoMille sui politici d’antan


Ringraziamo Stefano Andreotti per il suo gradito contributo e per la disponibilità alla consultazione dei documenti paterni.

Siamo d’accordo con lui, e lo abbiamo già scritto, che il ceto politico della prima repubblica fosse più preparato, ma quello ora in auge ne è figlio e nipote, e non ricordiamo che, allora, l’arruolamento nei partiti e nelle correnti seguisse la logica della preparazione, quanto piuttosto delle clientele. Non che ora le clientele siano cessate, come dimostrano anche i recenti successi elettorali delle numerose liste di sostegno delle corse presidenziali regionali.

Proprio su quel maggior successo italiano nel mondo negli anni 80, ricordato da Stefano Andreotti, e, di converso, sull’attuale disastro vorremmo trovare, nelle preziose carte del padre, qualche spiegazione che non si limiti al pretesto del mondo globale.   

Egregio Avvocato Scuro,

accetto volentieri l’invito ad intervenire contenuto nell’articolo Non celebriamo troppo i politici d’antan di NuovoMille.

Mio padre ha lasciato una quantità enorme di documenti, la gran parte dei quali contenute nell’archivio donato da lui stesso in vita all’Istituto Sturzo, con la clausola che potessero essere consultate da chi ne avesse interesse (a mano a mano che vengono catalogate sono aperte agli studiosi e agli interessati che ne hanno già numerosi fatto oggetto di ricerca). Oltre all’archivio esistono i diari, rimasti nella nostra disponibilità, dei quali abbiamo ora pubblicato il decennio 1979-1989.

Crediamo che sia giusto condividere il ricordo di tanti episodi, scritti giorno dopo giorno a caldo, da chi di quei fatti è stato testimone privilegiato e spesso protagonista. Una lettura, se fatta priva di prevenzioni ideologiche, a mio avviso può servire a ricostruire sotto una visuale non condizionata tanti anni di storia della nostra Italia e più in generale, visto il grande interesse per la politica estera che viene riportato, dei più importanti avvenimenti del mondo, contribuendo magari anche a riequilibrare il giudizio dato su tanti attori di quei decenni.

La grande rivoluzione avvenuta in Italia agli inizi degli anni novanta ha, con l’affermarsi dell’anti politica, ancora oggi largamente diffusa, gettato sulla storia della così detta prima repubblica una luce nera che secondo il mio parere credo sia giusto riesaminare sotto la lente della storia, anche attraverso la lettura dei tanti documenti disponibili.

Se torniamo all’Italia dei primi anni novanta mi permetto di fare una riflessione: il nostro Paese, risorto dalle ceneri della seconda guerra mondiale, aveva fatto  grandi progressi, era divenuto, anno dopo anno, anche se fra tanti problemi, uno dei primi paesi industrializzati del mondo (negli anni ottanta di cui ci siamo occupati nei diari superò addirittura al quarto posto la Gran Bretagna della Thatcher), con un buon livello di occupazione, un buon tenore di vita largamente diffuso, una marginale diffusione della povertà,  aveva inoltre assunto inoltre una apprezzata e ampia visibilità internazionale dentro e fuori dall’Europa. Il tutto era avvenuto con il riconoscimento e la garanzia a tutti delle più grandi libertà di espressione e critica.

Oggi a distanza di trenta anni mi pare che, indipendentemente da chi lo abbia guidato in questo lungo periodo, il Paese abbia preso una discesa verticale della quale non mi pare si veda mai la fine.

Forse i risultati raggiunti dalla famigerata prima repubblica sono stati troppo presto dimenticati e accantonati e magari gli attori, che al conseguimento di quei risultati contribuirono, non erano stati guidati da mancanza assoluta di ideali e di visone e solo dal tirare a campare (le battute alle quali faceva ricorso spesso mio padre sarebbe forse giusto inquadrarle nel contesto nel quale furono dette e non assunte come espressione assoluta di pensiero).

Un cordiale saluto, Stefano Andreotti

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