Il centro è il luogo del conflitto


Il centro della politica non è il luogo dell’aggregazione pacifica, ma il luogo della conflittualità.

Lo sanno perfettamente i vecchi della politica. Lo sanno meno i miracolati dei Cinque Stelle, che si sono presentati in Parlamento con l’aria degli unti del Signore e ora devono fare i conti con ex comunisti ed ex democristiani, assatanati dalla voglia di tornare in auge, almeno un poco. E soprattutto con un Renzi abile e spregiudicato quel tanto che serve.

Tutti fingono di chiedersi perché Renzi abbia contestato l’azione di governo dai banchi della maggioranza, ben sapendo, prima di tutto, che questa è la sua natura e, poi, che il coinvolgimento nella spesa del Recovery Plan gli consentirà di tornare veramente in pista o, quanto meno, di entrare in lizza per una di quelle destinazioni internazionali molto ambite e non alla portata di tutti. Che sono un osservatorio eccezionale, un club riservato alla finanza internazionale e alle società globali, e da cui, in prospettiva, il nostro potrebbe tornare in Italia per assumere superiori responsabilità.

Nel frattempo l’allocazione delle risorse in conformità alle richieste dei controllori esteri, visibili e invisibili, assicurerà ai nuovi mostri il dominio sulla produzione e sulla ricchezza prodotta e distribuita in Italia.

Quel che serve veramente al Paese, alla ripresa delle attività industriali e infrastrutturali e alla sopravvivenza civile ed economica dei più colpiti dalla crisi, invece, sarà molto meno dibattuto nei palazzi della politica, che si disputano il controllo del centro sulla pelle dei cittadini. Letteralmente.   

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