Il Celotto pensiero sulla vaccinazione


La controversa materia della vaccinazione e del green pass si arricchisce del pensiero di Alfonso Celotto, noto e ascoltato costituzionalista, stimato anche da chi scrive, che, tra i primi, molti anni fa, ha riconosciuto in lui capacità professionali, oltre che intellettuali.

Sulla sua uscita, che la mancata vaccinazione per scelta deliberata, possa consentire al Servizio Sanitario di esimersi dalle prestazioni in favore del malato di covid, se non a fronte del richiesto corrispettivo economico, tuttavia, non possiamo convenire. Per ragioni giuridiche, non per questioni di opportunità politiche.

Per la semplice ragione che il diritto alla prestazione sanitaria è garantito al cittadino, abbiente o non abbiente, da principio fondamentale costituzionale, declinato in numerose leggi secondarie. Rispetto al quale, la sanzione della mancata prestazione, in difetto di pagamento, non è proponibile in sede legislativa, pena lo stravolgimento della Costituzione.

Né si può pensare che nella Costituzione, così concepita, possa essere introdotto il principio concorrente, sotto il profilo gerarchico normativo, della responsabilità personale per malattia (molto complicato da dimostrare, tra l’altro, in un giudizio sereno), a fronte, inoltre, del difetto di responsabilità pubblica, dimostrato, nel corso della pandemia, dalle autorità politiche sanitarie. Ne abbiamo scritto più volte.

La “raccomandazione” del wait and see, in casa, senza cure mediche, ha mandato in ospedale e al cimitero decine di migliaia di cittadini.

Conoscendo l’arguzia di Celotto, pensiamo che la sua uscita sia stata, in effetti, una provocazione intellettuale agostana, oltre che uno stimolo alla vaccinazione, su cui concordiamo completamente.      

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