I padroni dei social network come i nazisti


Con lo spegnimento della voce di Trump, i padroni dei social hanno inaugurato una stagione di censura delle opinioni e della circolazione delle idee senza precedenti, per l’immediatezza dell’effetto e per l’abuso – a dir poco – del diritto.

E’ come se il tipografo non pubblicasse il libro non gradito o il cartolaio non vendesse il blocco notes al giornalista di opinioni contrarie. Nemmeno l’Inquisizione giungeva a tanto. Metteva all’indice, proibiva la lettura, ma non distruggeva. I nazisti sono andati più in là, con i roghi. Che hanno riguardato libri antichi e moderni, pubblicazioni ebraiche e gentili. Le immagini dei roghi sopravvissute alla distruzione fanno parte della memoria condivisa dell’orrore nazista.

Ora, i padroni dei social network fanno di peggio, impedendo e addirittura prevenendo, non dando voce. Qualche voce libera timidamente si è levata contro il mainstream che vuole la demonizzazione di Trump, non come avversario, come persona da distruggere, esattamente come nell’Unione Sovietica di Stalin le persone con opinioni non conformi venivano avviate ai campi siberiani.

E non diversamente dagli orrori dei giornalisti e scrittori confinati oggi in carceri confinanti con i paesi della libera Europa. Verrebbe voglia di scrivere libera tra virgolette, visto che in Europa non sono mancate le manifestazioni di approvazione della censura repressiva e preventiva.

E’ così che le opinioni si sono confuse e si confondono con la vita delle persone, che vengono eliminate quando sono scomode. E’ un segnale liberticida pessimo.

Noi siamo per la libertà di parola e il divieto di censura, nei tanti, troppi modi in cui viene praticata. Siamo già oltre i roghi nazisti. Ricordiamo l’aforisma attribuito a Voltaire: non sono d’accordo con quello che dici, ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo.    

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