Grande confusione nell’enciclica Fratelli tutti


L’infallibilità papale in materia di fede venne deliberata dal Concilio Vaticano I (anno 1869) a larghissima maggioranza.

Non venne gradita dagli Stati imperanti dell’epoca, che, con la Chiesa e il Vaticano, fino ad allora avevano avuto un rapporto dialogante, ma rispettoso delle prerogative papaline, e, nei confronti del nuovo ingombrante potere spirituale del Papa, assunsero posizioni politiche meno remissive.

Il dogma della infallibilità avrebbe, infatti, rafforzato di molto, nella previsione della imminente perdita del potere temporale, anche il potere politico del Papa, che l’anno successivo (1870) subì l’ingresso a Roma dei bersaglieri piemontesi e, con esso, il confinamento in Vaticano fino al trattato del 1929.

Nemici dichiarati del Vaticano, fortemente conservatore, erano allora l’Illuminismo e il Liberalismo, che avevano introdotto categorie di pensiero critico, poco gradito a tutti i poteri costituiti, tra cui quello papalino.

Il Papa, oggi, contrasta ancora il Liberalismo, inteso, però, in una accezione ben diversa dagli ideali liberali ottocenteschi. Il Liberalismo, nella visione di Papa Francesco, che nell’enciclica “Fratelli tutti” confonde principi e concetti anche confliggenti tra loro (il Capitalismo e la Speculazione non hanno nulla a che vedere con il Liberalismo), è considerato il nemico da battere, a favore – chissà perché – della destrutturazione di tradizioni e identità. La confusione regna sovrana sotto il cielo (ben al di sotto).    

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