Il Governo tiene, a dispetto di Berlusconi

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Berlusconi, pur di riguadagnare la scena, non esita a ricorrere all’iperbole che la Lega, senza Forza Italia, si voterebbe al suicidio. E, con l’aiutino del giornalista che lo intervista per il Corriere della Sera, annuncia elezioni anticipate, forse addirittura precedenti alle europee.

Noi crediamo, invece, che il Governo andrà avanti, perché i due partiti “contraenti” non hanno alcun interesse a rompere per presentarsi alle urne delle politiche in concorrenza l’uno con l’altro. L’elettorato non capirebbe e non apprezzerebbe.

Oggi Lega e M5S governano, sia pure all’insegna di qualche compromesso, perché mai dovrebbero presentarsi alle urne sputtanandosi (questo dovrebbero fare in caso di rottura) vicendevolmente? Il partito perdente dovrebbe rinunciare all’attuazione della propria politica nell’attesa di tempi migliori, mentre oggi una parte di questa politica viene introdotta nel sistema. Per non parlare della visibilità personale e del potere – diciamolo – che viene esercitato da entrambi i partiti protagonisti.

Se, nonostante tutto, ci fosse la rottura, si porrebbe per entrambi i partiti l’esigenza, o l’angoscia, della scelta di doversi alleare con altri partiti su piazza, per tentare di superare la soglia della maggioranza. A cui, ragionevolmente, nessuno dei due può ambire con le proprie forze.

Ecco perché Berlusconi, in veste di sirena incantatrice, con l’assistenza di Cairo e dei poteri, che, nel frattempo, si è ingraziato, tenta di imbambolare Salvini (che – sia chiaro – non è tipo da farsi imbambolare).

Ma, in realtà, il ritorno di fiamma con Berlusconi, per la Lega sarebbe una debacle. Perché, in caso di vittoria, la gestione del governo sarebbe condivisa, e gli argomenti che uniscono Berlusconi e Salvini sono inferiori a quelli che li separano. Uno per tutti: Berlusconi è diventato mondialista, in sostanza sta dalla parte di Monti e di Juncker, che gli italiani, e meno ancora Salvini, a torto o ragione, non amano. Anche i Cinque Stelle dovrebbero ravanare a sinistra, nel tentativo di farsi accettare come interlocutori da Renzi e gli altri furboni, che li accoglierebbero (forse) soltanto per svuotarli.

Insomma, le incognite superano le certezze logiche possibili, ed è, pertanto, molto improbabile che il Governo ceda e vada nelle mani di un partito o, meglio, di un agglomerato più affidabile dell’attuale formazione.

 

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