Il Governo cade, Mieli ha cambiato idea

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Paolo Mieli ha cambiato idea e si è conformato alla linea del Corriere della Sera. Dopo aver sostenuto per mesi che il Governo avrebbe retto alla prova della manovra di bilancio e alle bordate che arrivano dall’Unione Europea, ha scritto un editoriale dal titolo sibillino, ma dal contenuto più che eloquente. Il Governo cadrà a causa della cessata sintonia tra Salvini e Di Maio e il Paese pagherà per questo un prezzo elevato “interamente riconducibile al conflitto tra Lega e Cinque Stelle, per di più pagato in anticipo”.

Gli equilibrismi di Conte e le smentite quotidiane dei due vice premier sarebbero, secondo Mieli, inutili, perché “si è giunti così ad un punto di non ritorno”. L’alternativa al Governo in carica non sarebbe la riproposizione di un Gabinetto del Presidente, che non avrebbe i voti in Parlamento, ma la riedizione dell’alleanza tra Forza Italia e Pd, perché “diverrà nuovamente attuale anche la classica divisione del campo elettorale in destra e sinistra”. 

In sostanza, Mieli in precedenza negava che il Governo potesse cadere, perché il rapporto tra i due partiti sancito nel famoso Contratto non avrebbe avuto alternative, e adesso sostiene che l’alternativa sia quella “classica” (Destra e Sinistra incarnate in Forza Italia e Pd).

Con tutto il rispetto, ci sembra che Mieli sbagli completamente la previsione, perché Forza Italia è decotta ed è più che improbabile che Salvini accetti di correre in suo aiuto (salvo che non ci siano motivi personali tra lui e Berlusconi, ignoti al pubblico) e gli elettori del M5S non torneranno al Pd, che li ha traditi, ha disertato i diritti sociali, ha provocato diseguaglianze e guasti nella vita pubblica. Parola di Violante, per citare un esponente del Pd al di sopra di ogni sospetto.

Infatti, Renzi sta lavorando per sé stesso, per il suo partito, perché sa che non potrebbe recuperare il rapporto con i maggiorenti alla Zingaretti o alla Gentiloni, per dirne due. In questa prospettiva, che, se è chiara a noi, a maggior ragione lo è a Mieli e soprattutto ai protagonisti della vita politica, Conte, Salvini e Di Maio in primis, il crollo della coalizione di Governo (o la risoluzione del Contratto, se così preferiscono dire) è altamente improbabile. A condizione che il Governo rispetti le promesse elettorali, sia pure con gradualità, e le Istituzioni funzionino a dovere, ora. Questo vogliono gli elettori.

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