Globalizzazione al bivio


L’invasione dell’Ucraina ha comportato le ben note sanzioni economiche e finanziarie, ufficialmente a carico della Russia, in effetti a carico di gran parte dei paesi europei, tra cui l’Italia, dipendente dal rifornimento energetico russo e impegnata in misura crescente nello scambio bilaterale.

Le conseguenze a breve termine di questa rivoluzione economica sono evidenti già adesso, al punto che Draghi ha cominciato a preparare gli italiani parlando di razionamento.

A prescindere dagli effetti del razionamento a carico delle famiglie, si vedrà cosa comporterà il razionamento a carico delle imprese.

Perché le famiglie potranno riscaldarsi di meno – e questo già produrrà notevoli danni a carico della salute dei più deboli – ma le imprese non potranno produrre di meno senza provocare effetti a cascata lungo la catena delle forniture e dell’occupazione. Quindi, Draghi dovrebbe parlare di questo, non di condizionatori e riscaldamento.

Le conseguenze a medio termine sono meno evidenti e saranno più o meno disastrose e visibili in ragione della prosecuzione del conflitto in Ucraina e delle condizioni umane, sociali ed economiche provocate dal conflitto in Ucraina, in Russia e in Europa. Conseguenze meno visibili saranno provocate, in un senso o nell’altro, in Asia e in Africa.

Anche sul piano giuridico internazionale le sanzioni non saranno prive di effetti, anzi già lo sono. Alcuni trattati, tra cui, ad esempio, quello sul mare, tarderanno ad essere applicati più di quanto (non) lo siano stati negli anni scorsi. Altri diventeranno lettera morta e i giuristi discuteranno a lungo se la mancata applicazione o le applicazioni in difformità (per l’effetto di gran parte delle sanzioni) abbiano comportato abrogazioni o emendamenti.

Non pochi giuristi e operatori economici già parlano esplicitamente di un processo in itinere di deglobalizzazione. Altri sostengono che il processo sarà di ri-globalizzazione, con ciò intendendo che cambierà modalità, ma non sarà archiviato dalla storia, come è successo al precedente più noto e più recente di fine 800, inizio 900.

Di certo, agli operatori economici, che devono far quadrare i conti, poco importa la teoria della globalizzazione e della sopravvivenza, o meno, dei trattati. Molto di più importa un effettivo impegno del governo nel contrasto alle attività lesive, interne ed esterne.    

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