Gli ostacoli del processo di integrazione europea


Encomiabili nella descrizione dei sintomi delle disuguaglianze economiche e sociali, peraltro dimostrate da dati statistici sempre più inquietanti, le personalità dell’informazione si dimostrano molto meno bravi e brave, quando si tratta di esaminare e denunciare le cause.

 Questa volta tocca a Lilli Gruber, signora del giornalismo italiano, nume tutelare dell’informazione targata La 7, dal suo Otto e mezzo, e Corriere della Sera, dal suo 7 e mezzo. Che, rispondendo ad un lettore esasperato dall’eccesso di spesa pubblica inutile (se non per i percettori), cita il Sole 24 Ore per dire che “alla fine del primo semestre 2019 il 20% più ricco degli italiani deteneva quasi il 70% della ricchezza nazionale”, incolpando – senza una riga di spiegazione – il liberalismo.

Cosa suggerisce la risposta della Gruber? Che una buona dose di totalitarismo e quindi di riduzione delle libertà personali sia la ricetta necessaria per l’inversione di tendenza. Come e perché, non viene detto.

Le nostre analisi sono note ai lettori. Una parte delle disuguaglianze sono dovute alle distorsioni e ai disservizi di sistema (tra cui il furto di risparmio), un’altra parte sono dovute alle carenze della politica e dell’amministrazione.

In concreto, l’Italia è affetta da un deficit di civiltà giuridica, economica e sociale, e non da oggi. Keynes aveva previsto che alla ripresa post – bellica potesse seguire la stasi e poi l’involuzione sociale ed economica, in mancanza di adeguati strumenti di sviluppo, adottati di concerto con il mondo che cambia.

Nel secondo dopoguerra, dopo la terapia d’urto del piano Marshall, il cambiamento più significativo è rappresentato dall’affermazione dei due giganti mondiali, Stati Uniti e Cina, e il mondo ha cessato di essere europocentrico. E’ la prima volta nella storia dell’umanità.

Gli effetti sono evidenti, tra questi l’aumento delle drammatiche disuguaglianze interne, che il processo di integrazione europea potrebbe frenare, se in particolare i Paesi fondatori non avessero politiche economiche e finanziarie scarne e confliggenti.

Bisogna sapere, a questo proposito, che la politica di un Paese, di un qualsiasi Paese, è il risultato di equilibri raggiunti tra le forze che si confrontano nella società. Se gli equilibri latitano, aumentano le disuguaglianze e, per l’effetto, l’integrazione europea si allontana. Non sembra che questo tema sia all’ordine del giorno della politica e dell’informazione.  

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