Gli italiani chiamano, la Farnesina non risponde


La Farnesina ha garbatamente telefonato in seguito all’articolo “Il caso delle aziende di nessuno, così l’Italia non fa i propri interessi” per acquisire informazioni e per garantire l’interessamento dei ruoli diplomatici alle esigenze estere degli imprenditori italiani, precisando che l’ufficio competente avrebbe fornito ogni più ampio e opportuno chiarimento sull’episodio denunciato da L’opinione. Il chiarimento ancora non è pervenuto. Ai cittadini stranieri che si sono rivolti al tribunale italiano per promuovere una esecuzione su beni di proprietà di uno Stato estero e allo stesso tribunale è stato ricordato dalla Farnesina che “nei rapporti internazionali vige la regola che impone allo Stato ospitante di esentare gli Stati esteri dalla giurisdizione dei propri tribunali”. Il tribunale italiano ha provvidenzialmente rinvenuto un vizio formale nel procedimento giudiziario che è stato sospeso. Di conseguenza la delicata questione sottoposta all’ordine giudiziario è rimasta irrisolta sotto il profilo contenzioso.

A prescindere da ogni diversa considerazione, l’intervento appare tanto più inopportuno in quanto gli imprenditori italiani che stipulano accordi commerciali direttamente con Stati esteri sono sprovvisti di tutela sia sul piano diplomatico, a differenza di tanti concorrenti esteri, sia sul piano giudiziario. Un’azione legale nei confronti di uno Stato estero nel territorio dello Stato è di fatto improponibile, e la mostruosità del richiamo alla regola di comportamento diplomatico costituisce una remora allo sviluppo della competitività nazionale. Urge non solo la precisazione sul contenuto e sui limiti della regola, ma anche l’impegno della Farnesina e della diplomazia italiana in favore delle attività di impresa che valicano i confini nazionali. La cooperazione tra Stati in favore delle popolazioni meno fortunate del globo è dato acquisito. La cooperazione tra Stati per sanzionare gli inadempimenti privati costituisce priorità assoluta.

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