Gli insulti ai politici sono villani ma spesso meritati


Lucia Borgonzoni, è candidata della Lega alla presidenza dell’Emilia Romagna, come il cavallo di Caligola, secondo Giuliano Cazzola, ospite assiduo di La 7 e di altre trasmissioni, in qualità di “esperto”.

Messi a confronto a Stasera Italia, Cazzola ha edulcorato i termini, ma ha sostanzialmente confermato, e la Borgonzoni gli ha risposto esponendo il suo curriculum, di tutto rispetto per una giovane donna della politica.

C’è stata solo una nota stonata nella risposta della Borgonzoni: che Cazzola si sia permesso la gaffe perché lei è donna. Che è il refrain di tutte le donne in politica, offese da altri politici o da semplici cittadini. Boldrini docet, ci ha scritto perfino un libro.

Secondo noi la Borgonzoni è all’altezza del ruolo, è assistita da una voce squillante che si impone negli scambi ravvicinati e potrebbe essere una egregia presidente dell’Emilia Romagna. Ma la nota di vittimismo femminile se la poteva risparmiare. Così come vorremmo che il vittimismo, di questo e di altri generi, uscisse dal lessico della politica.

Formica, un politico di altri tempi del partito socialista, non a caso disse che la politica è fatta di sangue e merda. Lo hanno dimostrato esponenti del suo partito e di tutti i partiti dell’epoca e delle ere successive. L’elenco potrebbe essere molto lungo e, in qualche caso, perfino insospettato. I casi più recenti e più evidenti di stoffa politica improvvisata e di successo immeritato riguardano i Cinque Stelle.

Diciamo le cose come stanno. I politici assisi nelle assemblee, soprattutto in Parlamento e nelle Regioni, godono di privilegi spesso immeritati. Molti si trovano lì per caso o per meriti diversi, che quasi nulla hanno a che vedere con il curriculum, uomini o donne che siano. Almeno, che la smettano con il vittimismo. Se non gradiscono gli insulti, possono sempre lavorare. Sempre che qualcuno li prenda, uomini o donne che siano.

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