Giulia Bongiorno sul falso in bilancio

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Giulia Bongiorno, avvocato di fama, ex presidente della commissione giustizia del Pdl, intervistata dall’Espresso ha criticato severamente la nuova legge sul falso in bilancio, a causa della eliminazione delle “valutazioni, cioè il cuore del falso”, ed ha attribuito a Renzi, e un po’ anche a Cantone, un berlusconismo di maniera, incoerente con le teorie della sinistra.

Non si può darle torto, in effetti, che la sinistra abbia predicato bene e razzolato male. Come, all’occorrenza, la destra. Roma (operazione mafia capitale) docet. Ma che l’operazione anti-corruzione di Cantone sia stata svuotata, nelle sue parole, appare eccessivo. E’ ben vero, infatti, che le valutazioni sono il cuore del falso in bilancio. Ma è altrettanto vero che le valutazioni, nel bilancio, non sono esattamente le opinioni, in quanto tali meramente soggettive, dei professionisti che le esprimono.

Sono costruzioni di dati, di confronti e di proiezioni, la cui abnormità è spesso denunciata dalle circostanze concomitanti. Del tipo, perdite colossali ingiustificate, sperequazioni di trattamento tra soci di controllo e soci di minoranza, operazioni economiche che si rivelano diseconomiche oppure molto parzialmente economiche. E così via. La corte di cassazione proprio di recente ha emesso una sentenza ad ampio respiro con ragionamenti molto interessanti.

Apprezzabile, quindi, che il profilo politico della Bongiorno si ribelli alle lacune della legge. Ma tenga presente che il falso in bilancio non è l’unica “sentinella” della probità. Ci sono altre sentinelle, regolarmente denunciate su queste colonne.

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