Garattini, dilla tutta


“La cultura scientifica non regna in Italia”, parola di Silvio Garattini, presidente dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri. Che incolpa i “molti governi che hanno considerato la ricerca una spesa da ridurre, piuttosto che un investimento da incrementare”. Siamo relativamente d’accordo.

E’ vero, infatti, che la cultura scientifica sia in piena debacle, ma è meno vero che la responsabilità esclusiva sia della politica. Perché tra i parassiti, che Garattini ricorda, ci sono gli scienziati, i professori e i ricercatori “clienti” della politica, che ciucciano risorse senza offrire risultati e, purtroppo, scacciano i giovani che, all’estero, vengono accolti a braccia aperte. Lo sa Garattini che c’è stato bisogno perfino di una legge per distinguere tra studio (inutile) e ricerca (utile) per stabilire la premessa del finanziamento?

In effetti, contro ogni buona abitudine scientifica, non sono a disposizione nemmeno i numeri per misurare (come scienza vuole) successi e insuccessi della scienza in Italia. Negli ultimi 30 anni, almeno, diciamo. Nel corso dei quali sono state chiuse imprese già titolari di brevetti importanti e di capacità competitive che facevano la differenza. La politica non le ha difese o le ha svendute o massacrate. Per ignoranza e per tradimento degli interessi nazionali.

Ma gli scienziati, archiviato il sacro ardore della ricerca, si sono tranquillamente adagiati e non sono note le proteste di chi avrebbe potuto farsi sentire.

Detto questo, riconosciamo a Garattini la statura e l’onestà intellettuale, che non riconosciamo a tanti suoi colleghi.    

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