Fusaro, critico sì, ma fino ad un certo punto


Ospite ricorrente dei talk show televisivi è Diego Fusaro, giovane studioso di filosofia, che si esprime in modo forbito ma ineccepibile.

Esibisce, un po’ controcorrente, ideali di comunista gramsciano, e non lesina critiche alle posizioni degli interlocutori, al capitalismo in genere, e, in questo periodo, al governo per le misure introdotte con atto amministrativo del Presidente del Consiglio, dichiaratamente a fini protettivi della salute dei cittadini, ma da lui ritenute illiberali e tendenzialmente repressive.

A volte trattato con sufficienza, forse per l’aspetto giovane oltre la realtà anagrafica, perfino da persone garbate, come Sileri, vice ministro della Salute, e Cecchi Paone, giornalista, Fusaro risponde a tono, non si sottrae alla polemica, ma pretende il rispetto che riconosce all’interlocutore. Giustissimo.

Non condividiamo naturalmente i suoi ideali comunisti, che nell’applicazione del socialismo reale sono stati tradotti in repressione e stragi (vedi Stalin, Pol Pot e altri della serie) e che, ora, rappresentano, con lui, nei talk show, una stranezza culturale da esibire a dimostrazione di un rispetto apparente per i principi liberali, che, nella pratica quotidiana delle distorsioni di sistema, sono costantemente disapplicati.

In linguaggio clericale questa pratica avvolgente si chiama ecumenismo o sincretismo, in linguaggio laico egemonia surrettizia. Fusaro vuole avere un riscontro oggettivo di questo? Cominci a distinguere, nella sua critica indifferenziata al capitalismo, tra istituzioni competenti nella materia nazionali ed estere, finanza nazionale e mondiale e poteri connessi, che si nutrono di distorsioni. Sarebbe ospite meno gradito e meno invitato.      

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