Il Fronte Repubblicano di Calenda, un compito arduo

Il ministro dello Sviluppo Economico Carlo Calenda nella sala della Regina di Montecitorio durante il convegno ''Risultati Piano Nazionale Industria 4.0''. Roma 19 settembre 2017. ANSA/GIUSEPPE LAMI

Calenda, già ministro dello Sviluppo Economico, tesserato del Pd dopo le elezioni, disponibile al confronto, ma critico per la carenza di visione del partito, ha proposto di “andare oltre” con un Fronte Repubblicano, destinato, nella sua visione, a raccogliere consensi e voti in altri bacini elettorali.

Il manifesto del Fronte è articolato in cinque priorità: sicurezza del Paese, protezione degli sconfitti, investimento nelle trasformazioni, protezione dell’interesse nazionale nell’Unione Europea e conoscenza. Alcune priorità, in effetti, sono collegate: conoscenza e investimento nella trasformazione, protezione dell’interesse nazionale e sicurezza. E, comunque, sono tutte da articolare in un dibattito allargato, come probabilmente spera anche Calenda. Il rappresentante del Fronte dovrebbe essere, nella proposta di Calenda, Gentiloni (che non si è sottratto). Il Pd sostanzialmente gli ha detto che non se ne parlaQuindi, il manifesto non nasce benissimo.

Ci sono poi le remore legate al nome e alla tradizione. In Italia, nella Prima Repubblica, il Partito Repubblicano Italiano – Pri, rappresentato a lungo da Ugo La Malfa, è stato un partito con voti da prefisso telefonico, ma molto influente, a causa del rapporto privilegiato con banche e finanza e con gli Stati Uniti. Ora entrambi i rapporti sono fortemente pregiudicati e, forse, pregiudizievoli, vista l’acrimonia montante (non a torto) nei confronti di banche e finanza. In America, poi, il Partito Repubblicano è il partito conservatore, antitetico al Partito Democratico, mai veramente in conflitto tra loro rispetto al tema degli interessi nazionali e, ora, marcatamente, della politica estera.

Insomma ci sono tutte le premesse per un flopse Calenda non si affretta a offrire una visione più compiuta su questioni che sono effettivamente nelle corde degli italiani, bandendo dal discorso luoghi comuni o contrari al cuore dei cittadini più offesi dalla crisi economica e politica che inquina, da troppo tempo, i rapporti sociali.

Infine, Calenda, si presenta come persona preparata ed efficiente in materia di impresa, che potrebbe costituire la cifra della nuova offerta politica. Ma finora ha avuto rapporti politici con iniziative perdenti, Italia Futura (Montezemolo) e Scelta Civica (Monti), che non costituiscono una ottima presentazione per il Fronte. Anche la famiglia di provenienza (il nonno era il regista Comencini) non depone a suo favore, inserendolo perfettamente nel circolo bene, ma molto ristretto, degli intellettuali de’ noantri, altresì radical chic, numerosi nei quartieri alti di Roma, ma invisi ormai nelle periferie, alle prese con i migranti, la disoccupazione e i servizi pubblici inesistenti. Insomma, Calenda dovrebbe cominciare a offrire una ricetta contro il degrado e poi trovare testimoni credibili per diffonderla. Un compito arduo lo aspetta.

 

 

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