Fratelli d’Italia – Forza Italia, la disputa della poltrona


L’animata disputa della poltrona tra Ignazio La Russa, Fratelli di Italia, e Licia Ronzulli, Forza Italia, in prima fila, a Milano, in occasione della presentazione del candidato sindaco del centrodestra, è stata ridicola, ma significativa.

Fratelli di Italia non vuole perdere il posto e Forza Italia glielo vuole togliere. Spesso è più emblematico un gesto, sfuggito al controllo dello spocchioso di turno, in favore di telecamere, di mille dichiarazioni. Di cui Berlusconi, mentore della Ronzulli, è primatista assoluto.

Fin dai tempi di “L’Italia è il paese che amo”, il discorso con cui Berlusconi annunciò la discesa in campo, introducendo nel linguaggio della politica modi di dire e di fare fino ad allora del tutto ignoti. Forza Italia, nel centrodestra, ha dominato la scena fino al governo Monti, malgrado i colpi di maglio della magistratura, o forse proprio per quelli, poi ha segnato il passo ed è stata attaccata dall’interno, più che dall’esterno. Nessuno è riuscito a soppiantare Berlusconi, ma le emorragie sono state inarrestabili.

Dopo il fallimento del Pdl, incompreso dagli elettori, che non apprezzano i conflitti interni ai partiti di riferimento, ci sono stati Toti, Alfano, le periodiche prese di distanza della Carfagna, le bordate locali delle seconde file schiacciate dal cerchio magico di Bernini, Gelmini e Ronzulli, le tre grazie timorose di perdere il posto e i privilegi.

Nel 2018 si è affermata la Lega, come alternativa di destra a Forza Italia, e dal 2018 a oggi Fratelli di Italia ha conteso il primato alla Lega.

Se il contesto non fosse fluido, soggetto a variabili impazzite, provocate ad arte e non, il centrodestra di Forza Italia, Lega e Fratelli di Italia sarebbe la coalizione vincente, così come è. Con il primato disputato tra Lega e Fratelli di Italia a seconda del momento e della campagna elettorale.

Ma il contesto è fluido ed esposto a forze esterne che non riscuotono le stesse simpatie nel deep state (burocrazia, magistratura, business) e nei riferimenti esteri, che non si limitano a Stati Uniti e Cina. E quindi le prospettive delle “nuove politiche” fatte di gender, di contentino sulla giustizia e promesse economiche potrebbero essere il catalizzatore del prossimo centrodestra con o senza trattino. A fronte di un centrosinistra allo stato inesistente, per colpe che non si scontano facilmente.

Gli elettori maturi hanno abbandonato il Pd per la mancata tutela dei diritti sociali, mentre quelli giovani possono essere attratti dalla politica sul gender, nuovo cavallo di battaglia della sinistra. Conteso, però, da Forza Italia, che ha schierato in campo la senatrice Masini, autrice di un outing inatteso durante il dibattito parlamentare, con il pensiero rivolto alla mamma. Che in Italia non guasta mai. Potrebbe essere stata una raccomandazione dello stesso Berlusconi, che al momento opportuno produce perfino suore.

Renzi si sta riposizionando e potrebbe attrarre nel calderone, per fare numero, spezzoni di partiti e movimenti in cerca di autore. In tutto questo, Fratelli di Italia rischia di perdere quota e prospettive. Perché la coerenza virtuale, come abbiamo scritto più volte, non basta. Né ovviamente consigliamo le botte agli estremisti, che piacciono tanto al salottiero Galli Della Loggia.

Mentre consigliamo la politica e, più in particolare, la coerenza tra visione, strategia e tattica, sulla base di principi declinati in iniziative e tutele, che in casa della Meloni poco si vedono. Non si vedono iniziative a tutela del risparmio, delle imprese, della concorrenza, della difesa di interessi nazionali calpestati e traditi.

D’altra parte, anche la Lega sta virando dalla politica sulla migrazione (vincente nel Conte 1), ora curata da Draghi in prima persona, alla giustizia, in cui non toccherà palla, e all’economia. Vasto programma per Giorgetti.

Se Garavaglia e Giorgetti falliranno (e non saranno loro a decidere dove deve essere posizionata l’asticella del successo), non basteranno le battute di Salvini a recuperare terreno.  

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