A Fioramonti non piacciono merendine e crocifisso

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Lorenzo Fioramonti, neo ministro dell’Istruzione, ha completato gli studi in Sudafrica, dove si è trattenuto a lungo insegnando economia. Poi è tornato in Italia, si è avvicinato a Grillo (o Grillo si è avvicinato a lui) ed è diventato parlamentare dei Cinque Stelle, assumendo, con il Conte bis, la responsabilità del dicastero di viale Trastevere.

Giovane, ambizioso, dotato evidentemente di notevole autostima, Fioramonti ha capito subito che, per distinguersi rispetto al passato e al presente, ha bisogno di risorse. Non poche, da investire come meglio ritiene. E si è inventato la tassa sulle merendine e le bevande gassate “che fanno male”. Questa la giustificazione etica della nuova tassa, che ha scontentato i produttori e i suoi colleghi di governo (Conte in primis), che non avevano avuto l’ideona.

Invitato da Vespa, Fioramonti non si è sottratto al dibattito, consapevole delle capacità di polemista acquisite durante le ore trascorse nelle debating societies di marca anglosassone. E ha detto: volevate le coperture, io ve le ho date, beninteso per il mio ministero. La tassa sulle merendine sarebbe dedicata, un aggio pagato da viziosi consumatori di zuccheri e grassi per assicurare studi migliori agli studenti italiani.

La sua proposta è stata espunta dalla manovra, o così sembra, e allora Fioramonti ha cominciato a prendersela con il crocifisso. Via dalle scuole. E, mischiando il sacro con il profano, ha proposto di fare a meno anche del ritratto di Mattarella, subito sostenendo che lo stesso Mattarella sarebbe d’accordo. Dal Quirinale ancora nessuna nuova. Il fido Zampetti ci starà riflettendo.

Scherzi a parte, qualcuno dica a Fioramonti che le tradizioni non vanno cancellate, perché rappresentano secoli di storia dei popoli e non si prestano a giudizi politici o liturgici. Sono simboli, radicamento culturale. Richiamano, per associazione di idee, le vicende dei popoli e rappresentano principi e valori. La Chiesa, in Italia, è considerata un patrimonio nazionale (il Vaticano meno), a prescindere dall’assiduità della frequentazione. Confidiamo che Fioramonti riconosca questa cultura, da cui è stato assente per lunghi anni. E la difenda.

 

Conversazioni
3 10 2019 - 08:41

Però gli piace giustificare le assenze per sentire le prediche della papessa Greta

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