Fassina, atterrato speciale

Stefano Fassina

Stefano Fassina, parlamentare di Leu e consigliere comunale a Roma, ha partecipato ad una manifestazione di lavoratori di Roma Metropolitana, a rischio licenziamento, ed è stato atterrato.

Può accadere in una manifestazione, anche pacifica. Non sembra che Fassina abbia accusato la Polizia di alcunché, però, trattandosi di un parlamentare, sono subito scattate le indagini. Per il momento, interne al Viminale.

Gli agenti non erano in assetto da combattimento. Ma la ministra Lamorgese ha voluto saperne di più e si è rivolta, per le vie gerarchiche, al Capo della Polizia, Gabrielli, perché svolga accertamenti e le riferisca. E’ bene così.

In un Paese democratico, le manifestazioni sono consentite e non devono essere colpite o scoraggiate. Ci chiediamo, però, se la ministra, per un’altra vittima, avrebbe dimostrato la stessa premura. Questo è il punto della democrazia. Parità di spiegamento delle risorse pubbliche per un parlamentare e per un poveretto. Sappiamo, però, che così non accade.

Nessuna amministrazione pubblica è indenne da questa critica, per quanto ci risulta. Ed è la pecca più vistosa della democrazia incompiuta italiana. Il ceto dirigente si è aggiustato le cose. Si paga grandi stipendi e coltiva privilegi, tra cui le relazioni di vertice, che producono effetti prodigiosi, ignoti ai cittadini normali, senza “santi in paradiso”, come si diceva una volta.

Chiediamo da tempo segnali che le cattive abitudini si diradino – non diciamo, cessino – ma i segnali non arrivano. A prescindere dal colore dei governi.

 

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