Il fascismo di Salvini secondo l’intellighenzia

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Le accuse di fascismo al decreto sicurezza voluto da Salvini continuano a fioccare. Luciano Canfora, intellettuale, storico e, alla bisogna, politologo, è tra gli assertori convinti della deriva fascista della Lega a guida Salvini e non perde occasione per sostenere che i sintomi sono inequivocabili. In sostanza, perché le iniziative di governo non coincidono con le sue idee e nulla conta, ai suoi occhi di intellettuale democratico, che la Lega sia stata votata, che il Governo sia stato formato nel rispetto della Costituzione e che le leggi siano approvate dal Parlamento. Canfora docet!

Noi, senza essere fini intellettuali, ma soltanto osservatori della realtà e lettori di qualche suo libro, tra cui il dialogo sulla giustizia con Gustavo Zagrebelsky, obiettiamo che la giustizia a due velocità, denunciata da Canfora e Zagrebelsky (ex giudice della Corte Costituzionale) negli anni precedenti all’attuale Governo, è motivo più che sufficiente di alterazione della democrazia e dello Stato di Diritto e che le condizioni di disuguaglianza dei cittadini sono frutto dei governi precedenti, di Destra e di Sinistra, eletti o nominati.

Non risulta, però, che Canfora o Zagrebelsby siano intervenuti in alcuna sede per tentare di rimediare al deficit di democrazia e alle disuguaglianze, che hanno prodotto la reazione popolare e il consenso in favore di Salvini – Di Maio. Ricordiamo, ancora una volta, l’analisi di Luciano Violante sugli ammiccamenti del Pd alla finanza globale, che hanno provocato, in 3 anni, l’emorragia di voti.

Quando Renzi si è presentato come rottamatore, ha preso il 40 per cento dei voti. Quando gli elettori hanno ritenuto che Renzi si fosse integrato e volesse soltanto conquistare un maggior potere personale, il Pd è crollato di oltre 20 punti, senza prospettive di un effettivo recupero. Tant’è che Renzi, che continua a essere, da quelle parti, il migliore in campo, coltiva il progetto del partito personale, cominciando dai comitati civici, che ricordano tanto i comitati civici voluti da Pio XII e organizzati da Gedda, a fine anni 40, per contrastare le ambizioni del potente Pci a guida togliattiana.

Certo, è cambiato il contesto, al posto di Gedda c’è Scalfarotto, ma Papa Bergoglio potrebbe favorire il disegno di Renzi, ex boy scout che, nel frattempo, ha appreso i rudimenti del mondialismo. Gli elettori italiani, però, hanno dichiarato, con il loro voto, che vogliono rispettare le tradizioni nazionali e che il progresso non è inconciliabile con le tradizioni. Il che, secondo Canfora e altri, è fascismo. Secondo noi e la maggior parte degli italiani, invece, è fascismo l’imposizione delle idee e delle altre culture, tramite l’informazione deviata e altri mezzi.

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