Elezioni regionali, la nostra opinione


I risultati delle elezioni regionali hanno cambiato la geografia del voto nelle Marche, passata alla Destra con Acquaroli, e hanno certificato la popolarità di Zaia in Veneto, di Toti in Liguria e di De Luca in Campania.

Emiliano in Puglia e Giani in Toscana, entrambi del Pd con caratteristiche personali e politiche diverse, hanno vinto con minore vantaggio sul rispettivo avversario. La Lega si è affermata in Valle D’Aosta. I sondaggisti hanno perso, avendo sbagliato le previsioni e gli exit poll.

I Cinque Stelle sono ai minimi storici. Italia Viva non se la passa bene, non avendo contribuito granché al successo di Giani e non avendo debellato Emiliano, avversario storico di Renzi, maestro di trappole, ma non questa volta. Fitto in Puglia e Caldoro in Campania si leccano le ferite della sconfitta: Fitto più visibilmente.

Il dato più significativo delle elezioni è comunque il successo personale di Zaia, Toti e De Luca. I primi due hanno ambizioni nazionali dichiarate, il terzo incoraggia le ambizioni dei figli, uno dei quali è già in Parlamento.

Il pronostico sulle prospettive di carriera di Zaia e Toti non è semplice, per varie ragioni. Entrambi rappresentano regioni piccole, entrambi sono privi di seguito nazionale nel partito di riferimento. La Lega è saldamente nelle mani di Salvini e comunque dei lombardi: ricordiamoci di Tosi, ex sindaco di Verona, ambizioso e frettoloso. Forza Italia, che continua ad essere il potenziale bacino di voto per Toti, è disgregata in varie anime tenute insieme (per quanto?) da Berlusconi. I loro mandati regionali durano 5 anni.

Gli assetti politici nazionali sono destinati ad essere ristrutturati prima di 5 anni e non è detto che un’eventuale candidatura nazionale dell’uno o dell’altro sia gradita al rispettivo elettorato. I voti non si sommano come mele e pere e non si mettono nel congelatore.

Toti ha già manifestato un’anima ecumenica (per iniziare), Zaia sorride sornione: attende Salvini al varco? Ma poi ci sono Giorgetti e tanti altri.

Insomma, non c’è ancora da scommettere sul loro successo nazionale. Tanto più che la guerra contro la Lega da parte del salotto buono della finanza mondiale (che cura la liaison con il Pd, paradosso della storia) continua, e Fratelli d’Italia da sola non va da nessuna parte.

Siamo ai minimi storici della governabilità e della stabilità, e della tenuta di sistema.   

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