Due generazioni allo sbaraglio


Ancora non è stato accertato se la pandemia sia stata provocata, per colpa o per scelta premeditata. Però, se non è stata provocata, se il contagio è casuale (per essere chiari, noi pensiamo che dietro ci sia quanto meno la colpa), non poteva andare meglio al ceto dirigente del paese che lavora da anni per approfondire il solco delle disuguaglianze. Magari ammantandole di attenzioni false e pelose.

La società nazionale è stata sfruttata, malgovernata e abbandonata a sé stessa, mentre le elite, negli ultimi decenni, si spartivano le spoglie dell’Italia del dopoguerra, della conquista di un ruolo nel mondo industrializzato.

Con la pandemia stanno scomparendo le due generazioni che hanno lavorato per fare grande il paese e che hanno sperimentato il benessere diffuso e la fiducia nella crescita. A condizione, che il paese sia ben governato, che il sistema funzioni, che gli incapaci e i ladri siano cacciati, che i cittadini possano esercitare il ruolo di controllo diretto, previsto dalle leggi e non consentito nei fatti. In pieno silenzio stampa.

La Costituzione avrebbe voluto che in questa emergenza il peso delle perdite fosse ripartito tra i cittadini. Così non è avvenuto. I cittadini a qualsiasi titolo garantiti hanno continuato a percepire stipendi ed emolumenti, come se nulla fosse accaduto. L’altra metà del paese, che paga stipendi ed emolumenti dei garantiti, invece, è alla fame.

E non si riprenderà. Perché non ci sono le condizioni. Perché il sistema non funzionava prima e funziona peggio adesso. Questa è la verità. Lo abbiamo scritto un anno fa, quando è stato evidente che il governo lavorava per il default. E non vediamo ancora i segnali del cambiamento di rotta. Che non sono i ristori. Ma il ripristino delle condizioni di funzionamento del sistema paese. 

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