Draghi e deep state si misurano


La politica, per molti anni, ha finto di occuparsi del paese. Nel frattempo, il deep state, fatto dalla burocrazia, da una parte della magistratura e dal mondo degli affari che conta, vecchio e nuovo, si è impadronito delle leve di comando.

Non era imprevedibile al momento del cambio, nel 1994, che questo avvenisse. E, infatti, Gianni Letta, bene introdotto da prima, lo ha presidiato dall’interno. Dichiaratamente per conto di Forza Italia. In realtà, a fini di conservazione del sistema, fino a quando non si fosse presentata una nuova politica, capace e credibile.

Il momento potrebbe essere arrivato con il governo Draghi. Ma il cambio non sarà automatico. Dovrà essere accompagnato da forze idonee a contrastare la violenza autocratica del deep state, sottovalutato nel 1994 da Berlusconi, e nel 2013 da Renzi. Entrambi i leader dotati di capacità personali notevoli, oltre che da un eccesso di autostima che non gli ha giovato.

Berlusconi, allora, finse di avvalersi di un trust di professori (Urbani, Colletti, Vertone, Pera e altri), ciascuno dei quali pensava di essere depositario della verità e, in realtà, non sapeva dove e come mettere le mani. Infatti, soltanto Urbani ebbe un ruolo di ministro e non lasciò il segno. Tutt’altro. E Pera, in seguito, ha presieduto il senato.

Renzi è stato meno ipocrita di Berlusconi e, se possibile, più sfacciato. Contava, sbagliando, sul sostegno popolare. E si è arrivati, dopo il bagnomaria di Gentiloni, al governo Conte, 1 e 2, prodotto verace del deep state, un compromesso tra forze non dichiarate, in concorrenza con Cottarelli, l’altro candidato del 2018, pensionato di lusso del Fondo Monetario Internazionale, espressione della vena di atlantismo poco gradita agli amici della Cina infiltrati nel deep state.

Conte non è stato il candidato dei Cinque Stelle. Ora, si è capito bene. Grillo, nel 2018, ha lasciato fare, pensando, nella sua relativa ingenuità, di acquisire meriti presso il deep state. Ma i meriti si conquistano ogni giorno sul campo. Non ci sono ipoteche che valgano.

Grillo lo ha capito a sue spese e cerca di riguadagnare terreno. Ecco il perché della pace armata tra lui e Conte, che, a sua volta, deve riguadagnare la considerazione del suo ambiente di riferimento.

La giustizia è un terreno di confronto tra le anime della politica ben al di là della prescrizione in materia penale. C’è un mondo degli affari sotterraneo, prepotente, con cui Draghi si deve confrontare, con il sostegno di forze contrastate e disallineate da Conte 1 e 2 e dal suo predecessore Gentiloni.

La contesa è poco visibile, ma in atto. Non sarà possibile un compromesso strategico tra le forze che si contendono il governo del paese e l’influenza in Europa e nel Mediterraneo. Le ipocrisie della politica sono destinate ad essere svelate.

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