Draghi deve dire quale politica estera per l’Italia


Putin ha deluso Berlusconi, che ha rotto il silenzio per prendere le distanze dall’ex amico, senza, però, nulla dire sulla politica dell’Unione Europea nei confronti di Putin e viceversa.

In sostanza, il tema del giorno è stato eluso da Berlusconi, che è rimasto sulle banalità, preferendo ricordare le sue sofferenze giudiziarie e rimarcare il ruolo fondamentale di Forza Italia nello schieramento di destra, tante volte gli alleati, Lega e Fratelli d’Italia, lo avessero dimenticato. Concentrando, quindi, l’attenzione sulla politica interna, ora totalmente allo sbando, senza, in effetti, dire nulla di che.

Malgrado ci sia molto da dire, volendo, con il parlamento in disuso, il governo malfermo e combattuto tra la fedeltà agli Stati Uniti o all’Italia, la pubblica amministrazione arroccata a propria difesa (con l’aiutino di Brunetta) e la giustizia in caduta libera nella considerazione dei cittadini italiani.

Il punto vero all’ordine del giorno nell’agenda della politica è quale politica estera, con quale visione e con quali prospettive concrete. Su cui Draghi tace.

Non crediamo che Berlusconi abbia dimenticato di dire la sua sul tema del giorno. Crediamo, piuttosto, che abbia preferito rinviare a tempi migliori, se tempi migliori saranno. Anche il ventilato embrassons – nous tra paesi dell’Unione, con la Francia in testa, al momento è tutto da verificare.

Il banco di prova è la condivisione dello stoccaggio energetico e delle risorse di ogni tipo in ingresso, non della spesa, come qualcuno sostiene. Perché questa è una situazione che non si risolve con i soldi, ma con le risorse materiali.

Draghi tace sul punto perché ha capito che il governo rischia di ficcarsi in un vicolo cieco, che la divaricazione degli interessi tra Stati Uniti e Gran Bretagna, da una parte, e Unione Europea (e Italia), dall’altra, sta aumentando e che le sanzioni comminate dagli Stati Uniti sono sostanzialmente dirette a indebolire l’Europa, sempre più preda ambita di Cina e, ora, di Russia, per procura o per errore di calcolo.

C’è un tavolo di negoziato, in cui l’analisi, sempre necessaria, sia condivisa tra parti belligeranti e negoziatori terzi, che, a loro volta, mettano la pace in testa alle priorità? Da quello che si vede, non sembra. Anche se viene circolata la notizia, non confermata, del negoziato segreto.

Mentre i segnali, soprattutto quelli che vengono dal terreno di scontro, sono tutti in senso opposto. Putin e Zelensky continuano a combattere per ragioni dichiarate che rappresentano una minima parte delle ragioni di fondo di questo orribile conflitto che ha prodotto perdite umane e danni fino a due mesi fa inimmaginabili e rischia di far precipitare il mondo nel conflitto più allargato di sempre.

Il parlamento e il governo vogliono fare il proprio mestiere? Dicano, senza tanti giri di parole e senza condizionatori contrapposti alla pace, quale è la proposta dell’Italia per la cessazione del conflitto, per stanare l’Unione Europea e gli Stati Uniti e per motivare i comportamenti del paese, comunque vadano le cose.

In precedenza abbiamo ritenuto Draghi uomo comprensibilmente prudente nel caos della pandemia. Ora le ragioni della prudenza militano in senso contrario al silenzio. E’ richiesta una dichiarazione che non sia quella della scelta di campo a priori, ma sia una presa di posizione ragionata, o calcolata come forse Draghi preferisce dire. Nell’interesse nazionale dell’Italia.      

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