Disinformatia anche in Italia


Il conflitto russo-ucraino è guerra dell’informazione in Russia e in Ucraina (abbiamo già scritto che Zelensky si è rivelato molto più bravo di Putin sotto questo aspetto), ma anche l’Italia non è esente da curiosità mediatiche che meritano di essere segnalate.

I talk show si sono scatenati e sono passati dai virologi e dagli opinionisti del covid agli esperti di guerra. Pochi veri esperti, per la verità. Perfino tra gli alti ufficiali di (gran) carriera si registrano opinioni astruse.

Del tutto risibili sono, poi, i pacifisti a oltranza, quelli che porgerebbero l’altra guancia (degli altri). O i guerrafondai a tutti i costi, che hanno sostituito i leoni da tastiera e non temono (dall’Italia) di fare dichiarazioni sprezzanti a carico di Putin: altro che “macellaio” (copyright di Biden), molto peggio.

Anche i conduttori si sentono tenuti a inframmezzare i fatti con le loro opinioni. Se, invece, qualche testimone dalla Russia si permette di esprimersi su Putin e sull’invasione con comprensibile prudenza, apriti cielo. Perfino Vespa, a cui non mancano esperienza e saggezza, critica severamente gli interlocutori telefonici da Mosca.

Certo, sarebbe uno scoop che un residente italiano o russo passeggiando per la Piazza Rossa, in prossimità del mausoleo di Lenin, facesse un comizio contro l’inquilino del Cremlino. E poi? La Siberia esiste ancora. Navalny lo testimonia.

Veronica Gentili, un tempo effettivamente gentile e attenta all’equilibrio dialettico, invita persone che poi non parlano o parlano finché non dispiacciono.

Evgeny Utkin è un giornalista russo, educato – il che non guasta – e preparato. Sere fa, si è permesso di cogliere e riprendere un’opinione poco ortodossa sfuggita a Casini sul ruolo di Cina e Stati Uniti nel disordine mondiale: non ha più parlato. Eppure, francamente, rispetto a Casini e, a maggior ragione, all’altra ospite in studio, Luciana Castellina, veterocomunista, anziana, ma agguerrita sul fronte della pace (dopo avere alimentato per tutta la vita i conflitti sociali), non pochi spettatori, tra i quali chi scrive, avrebbero preferito sentire Utkin, più preparato sui temi trattati.

Forse a Controcorrente basta invitarlo. In fin dei conti, la tv è soltanto la vetrina. Il negozio è gestito altrove.

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