Dire terrone è delitto di lesa maestà

bossi

E’ dei giorni scorsi la notizia che Bossi, inventore e storico senatur della Lega Nord, è stato graziato dal Presidente della Repubblica, essendo stato condannato ad oltre un anno di reclusione per avere definito il Presidente Emerito Giorgio Napolitano, allora in carica, “terun”, cioè terrone, per reato di vilipendio al Capo dello Stato. Bossi ha ringraziato.

Noi pensiamo che l’espressione sia stata senz’altro inelegante e che al Capo dello Stato si debba rispetto anche nella scelta delle parole, ma escludiamo che l’epiteto, anche un po’ stantio, costituisca un caso di vilipendio. Per almeno due ragioni.

Perché la parola, di per sé, non è nemmeno ingiuriosa, è entrata nel lessico quotidiano da sempre, alla stregua di “polentun”, polentone, riferito agli italiani del Nord. Se Presidente fosse stato un milanese, anche l’appellativo di polentone sarebbe stato considerato un reato?

Ma, soprattutto, la definizione di terrone non può essere reato di vilipendio perché si riferisce alla persona, alle origini territoriali (dette male), e non alla funzione di Capo dello Stato. Altri appellativi (che non pronunciamo) suonano eventualmente come vilipendio, ma non danno luogo ad altrettanti processi.

Il reato di lesa maestà è stato abrogato con l’avvento della repubblica. Non vorremmo che venga surrettiziamente reintrodotto da una giurisprudenza discontinua, che sanziona i cittadini quando parlano dei potenti e non sanziona i potenti quando maltrattano i cittadini (e lo fanno spesso e in tanti modi).

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