Dibba uomo di lotta, Di Maio uomo di governo

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I ruoli sono assegnati. Di Maio al governo, Dibba alla guida della ribellione. Contro chi? Poi si vedrà. Per il momento, era necessario consegnare al Paese il messaggio che “non finisce qui”, come molti temono e cominciano a ventilare. Che le risorse del M5S non si esauriscono nel Contratto di Governo, che Dibba, novello Che Guevara (fatte le debite proporzioni), è tornato per colmare il vuoto della protesta.

Di Maio, infatti, legittimamente sostiene che Lega e M5S possono avere e dichiarare opinioni diverse, ma che il Contratto va rispettato. Ma, così facendo, perde il sostegno e il voto dei cittadini che propendono per il rispetto della stabilità di sistema (contro la decrescita felice, vedi casi Tav e Tap) e il voto dei cittadini che vogliono (ri)conquistare uno spazio attraverso l’instabilità di sistema (che il Governo non si può permettere). E, quindi, la felice invenzione di Dibba capopopolo.

Ma tutti e due, Di Maio e Dibba, puntano sulla illusorietà del messaggio, sulla efficacia del tweet, pari alla sua evanescenza. Non sulla sostanza dell’impegno in politica, che richiede capacità, gradualità, controllo dell’efficacia delle risorse dedicate, strutturazione di un sistema della politica praticata. Parliamo di cose che sappiamo, perché l’unica esperienza italiana di effettiva partecipazione dei cittadini alla politica è stata quella del Movimento per l’Italia Libera nella Libera Europa – M.i.l.l.e., di cui il NuovoMille.it è il successore in linea diretta, come sanno i protagonisti meno giovani della politica italiana.

La politica non si improvvisa, è scienza, qualcuno dice arte. Comunque, è composta di fattori che si realizzano, nella Democrazia Liberale, nel sistema delle Istituzioni controllate dalla partecipazione dei cittadini. In Italia, le persone delle Istituzioni hanno, non sempre, ma spesso, la pessima abitudine di colludere tra loro, di favorirsi a vicenda, oltre il consentito. Per questo, abbiamo segnalato varie volte all’Anac, Autorità Anticorruzione, che alterna i momenti di notorietà alle polemiche che provengono da ambienti istituzionali, lo stato di emergenza e le nuove forme di corruzione, che si realizzano in modi indiretti, come risultato di operazioni complesse giocate su vari tavoli. Difficili da decifrare.

Per questo ci vogliono la denuncia e il sostegno dei cittadini, di quelli che soffrono sulla propria pelle gli effetti della corruzione di alto livello, che esitiamo a definire di sistema, ma che incide nel profondo del tessuto connettivo della comunità italiana. E’ un mestiere, quello del cittadino, che non si improvvisa, che richiede capacità, esperienza e dedizione, tutte caratteristiche ignote a Dibba, per quello che si vede e si sa. Salvo che il disegno di Dibba non sia di piccolo cabotaggio, non sia destinato ad esaurirsi con le elezioni europee, e chi se ne frega degli italiani. Lo capiremo presto.

 

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