Di Maio secondo Antonio Polito


Antonio Polito si è rivelato un fervente ammiratore di Luigi Di Maio, grillino, giovane vice presidente della camera dei deputati. Forse perché, come dice lui, è delle sue parti, di Pomigliano d’Arco. Gli riconosce capacità politica sulla base “del lavoro in parlamento e del rapporto con l’opinione pubblica”.

E tuttavia gli imputa una assoluta incompetenza in economia.

Che evidentemente per Polito è un asset necessario per un politico di rango. C’è del vero in quello che dice Polito. Che il lavoro sia un banco di prova e che una certa conoscenza dell’economia non possa mancare all’esponente di punta di un partito che si candida al governo del paese, forse proprio sotto la guida di Di  Maio. Però alcuni aggiustamenti sono necessari.

Di Maio appare garbato, abile nel contraddittorio quel tanto che serve e si dichiara attento alle istanze dei cittadini. Ma il Nuovo Mille ha la prova del contrario. Dopo avere presentato una interrogazione sul caso Seat, che è esploso proprio in seguito all’assiduo lavoro dei legali del Nuovo Mille, Di Maio ha mollato i 300.000 azionisti defraudati (di quasi 10 miliardi, molto di più delle perdite delle 4 banche “salvate” dal governo) e le loro famiglie. Più di un milione di persone.

Perché effettivamente non conosce l’economia e non si rende conto dell’effetto devastante del caso Seat sull’economia, sulla società, sulla giustizia? Perché qualche consigliere gli ha suggerito che alcuni poteri forti presidiano il caso? O semplicemente perché è un incostante? Quale che sia la risposta, non depone a favore della persona, né del politico. Che, sollecitato dal Nuovo Mille, si sottrae pure a offrire un motivo di facciata, del tipo “impegnato altrove”.

E’ un caso che il gradimento nel paese per il M5S sta calando?

Di certo, Polito, che è un ascoltato giornalista ed è stato in parlamento come senatore, sia pure per un breve stagione, dovrebbe dire qualcosa di più ai suoi lettori sui modi di fare politica e sulle capacità di Di Maio, che potrebbe essere il prototipo del nuovo governante, nel bene e nel male.

“O presepe nun me piace” direbbero a Pomigliano d’Arco e non solo. Come si vede bene nel paese, che soffre per il tradimento dei principi fondamentali della democrazia liberale, tra cui la trasparenza e la risposta alle istanze dei cittadini, l’incapacità e l’indifferenza dei politici.

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