Democrazia Liberale e poteri forti


Il difetto di rappresentanza politica del Parlamento italiano è davanti agli occhi di tutti. Se il filosofo liberale Dario Antiseri propone il bonus elettorale come correttivo (o come palliativo?) di sistema, per evitare che il Parlamento sia eletto dai segretari di partito, come in effetti avviene, e quindi da cinque o dieci persone, con tutto il rispetto per la persona e l’utilità della proposta, tutta da verificare, andiamo proprio male.

Intendiamoci, non è l’ennesima critica al Governo in carica, è una critica serrata tanto alla maggioranza quanto all’opposizione, soprattutto è una critica a quei segretari di partito, oligarchi di un regime che perde colpi e connotati di Democrazia e Liberalismo, che impediscono l’effettivo ricambio della classe dirigente per perpetuare attraverso il sistema della cooptazione il proprio potere.

Anche se si tratta sempre più di un potere asfittico, debole, soggetto ai veti incrociati, al ricatto politico, alle rivolte di piazza, alla necessità del compromesso, costi quel che costi, naturalmente a discapito del rispetto per le Istituzioni, dei principi fondamentali della Democrazia Liberale, degli interessi diffusi della collettività.

E i poteri forti stanno a guardare. Stanno a guardare perché ritengono, a torto, di trarne vantaggio, accumulando “concessioni”, provvedimenti favorevoli, decisioni accomodanti, strizzatine d’occhio, consenso interessato.

Mi correggo. E’ ben vero che nell’immediato l’establishment economico e finanziario trae vantaggio dal sistema malmesso della politica, ma è altrettanto vero che le intese e i rapporti di scambio tra i politici di professione e i poteri forti, che si svolgono sulla testa del popolo, esauriscono la linfa vitale della nazione, uccidono la creatività e la voglia di intraprendere, soprattutto impediscono alle regole dell’ordinamento di funzionare nell’interesse generale della collettività.

L’abbraccio tra classe politica e poteri forti è un abbraccio mortale, avvilente e mortale per i poteri forti. Essere filogovernativi con un occhio all’opposizione (il maggioritario impone le sue regole) non è più utile perché, a furia di rottamazioni, le fabbriche si rottamano o si vendono all’estero, l’Italia si trasforma in un grande negozio, il cui valore aggiunto al più è costituito dalla confezione, graziosa, ma pur sempre confezione. E, si sa, nei negozi vale la capacità di spesa, quindi porte spalancate a chi se lo può permettere e gli altri a remengo. Fine della produttività, della competitività, della solidarietà, della pace sociale.

Ci sono rimedi a tutto questo?

Il M.i.l.l.e. ritiene di sì, che i rimedi ci siano, e consistano nella consapevolezza di tutto questo, nella partecipazione politica non partitica, perché i partiti hanno tradito la funzione assegnata dalla Costituzione per servire gli interessi dei segretari che usano il partito per acquisire potere, nella pretesa che le regole siano rispettate da tutti a tutti i livelli, nella denuncia puntuale, categorica, indifferibile delle malefatte.

Rimedi ma anche proposte, nell’interesse della collettività, al di fuori della mediazione politica, in piena libertà di azione, nel rispetto dei principi di Democrazia Liberale e dell’ordinamento, con riguardo per le esigenze e le ragioni della eguaglianza, che il M.i.l.l.e. non mancherà di proporre su queste colonne, nelle sedi istituzionali, nel Paese.

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