Dalla crisi di Governo alla crisi Istituzionale

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Non ci sono precedenti nella Costituzione materiale italiana che il Presidente della Repubblica abbia impedito la formazione del Governo per il veto sul nome di un ministro. Paolo Savona, noto economista, allievo di Guido Carli, un passato di grand commis, designato dal Presidente incaricato Giuseppe Conte all’Economia, è stato bocciato da Mattarella.

Lo strappo, domenica sera, all’ora di cena, è stato inatteso. Tutti si aspettavano che il Governo si facesse, con i nomi indicati da Lega e M5S, tanto più dopo le dichiarazioni dello stesso Savona sulla permanenza dell’Italia nell’Euro. Invece, i “mercati” hanno chiesto la sua testa e Mattarella non ha dato il via al Governo.

Sono seguite dichiarazioni infuocate da parte di Salvini, Meloni e Di Maio, in particolare, ma molti analisti e costituzionalisti sono perplessi, a dir poco. Finora il Capo dello Stato è stato definito il “notaio” della Politica, addetto alla certificazione delle scelte della maggioranza parlamentare, soprattutto nella formazione del Governo. Perché il Governo deve passare al vaglio dell’Aula parlamentare e lì contano i voti. Salvo sorprese o ripensamenti, sempre possibili, i voti della Lega, di Fratelli d’Italia e di M5S, assicurano ampiamente la fiducia, o la sfiducia, al Governo, e non si profilano spazi di manovra in Parlamento per un Governo del Presidente.

La sfiducia al Governo “neutrale” o “tecnico”, incaricato ad interim, sarebbe, in realtà, la sfiducia (degli italiani che hanno votato Lega e M5S) a Mattarella. Che, nel discorso di commiato a Conte, non ha mancato di “respingere al mittente” le vignette sarcastiche dei giornali di “un Paese europeo” (la Germania, Mattarella avrebbe dovuto dirlo chiaro e tondo), ma nella sostanza si è adeguato alle richieste dei “mercati”, che diversamente avrebbero aperto la guerra finanziaria all’Italia. E’ sicuro Mattarella che, ora, non accada di peggio? Magari per accreditare le sue perplessità e per consolidare il successo ottenuto. Alfonso Celotto, noto costituzionalista, intervistato a caldo da Radio Radicale sulle prospettive della crisi, non si è pronunciato, prudentemente, sulla legalità costituzionale del veto di Mattarella. Ma non lo ha nemmeno assolto. Sarà difficile che lo assolvano gli italiani che hanno votato Lega e M5S.

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