Crollo del ponte Morandi, applausi e fischi ai funerali delle vittime


Il crollo del ponte Morandi di Genova rappresenta plasticamente il disfacimento del sistema giuridico, economico e sociale, oltre che tecnico, in cui è incorso il nostro Paese.

Non per difetto di competenze professionali, che non mancano ai tecnici e agli scienziati della materia infrastrutturale intervistati nei giorni successivi alla disgrazia, ma per difetto di applicazione delle regole, non solo tecnologiche, che presiedono l’attività di impresa.

L’ondata di privatizzazioni degli anni 90 è stata disastrosa, come dimostrano il caso Tim e ora, drammaticamente, il caso Autostrade. È stato sbagliato tutto. Lo Stato ha incassato poco, i piccoli azionisti hanno perso quasi sempre, i grandi azionisti privati hanno fatto affari d’oro, a discapito della comunità nazionale. La mano pubblica, nella sua ampia articolazione, politica e istituzionale, ha favorito tutto questo.

Alcune note fortune politiche sono state generate dalle privatizzazioni, che hanno aumentato le rendite parassitarie, riducendo la produzione, e hanno prodotto enormi disuguaglianze. I cittadini non se ne sono accorti subito, perché i mezzi di informazione sono stati largamente influenzati dalle proprietà, interessate nelle privatizzazioni.

Gli elettori, quando hanno capito, non hanno più votato Destra e Sinistra, rivolgendosi alla nuova offerta politica, rappresentata dalla Lega (di Salvini) e dal M5S, che hanno immediatamente annunciato la revoca della concessione. Racconteremo nei prossimi giorni, numeri alla mano, la storia della privatizzazione di Autostrade, le modalità di acquisizione e le anomalie del contratto, incredibilmente segretato, le cui clausole hanno consentito alla società concessionaria, tramite i giornali amici e i testimonials di favore, di diffidare il Governo, con l’avvertimento che, in caso di revoca della concessione di esercizio, saranno pretese consistenti penali.

Soltanto Alpa, maestro di diritto, ha precisato in una intervista che, date le circostanze della risoluzione del rapporto, le penali non sarebbero dovute. Il Gruppo Benetton, che controlla la società concessionaria, dinanzi alla prospettiva della revoca di un contratto che produce rendite miliardarie (a fronte di un investimento fin troppo contenuto), ha attivato misure di prevenzione e di contrattacco, a largo raggio, affidandosi, oltre che alla stampa, ad opinionisti informati, che hanno invitato alla prudenza o hanno sfacciatamente distratto l’attenzione dalle responsabilità della società concessionaria, obbligata alla manutenzione ordinaria e straordinaria.

Qualcuno, ritenendosi più intelligente, accorrendo a difesa delle manchevolezze della politica (ma sostanzialmente a favore dei padroni del vapore, tra cui siedono i Benetton), ha addirittura puntato il dito contro i cittadini, che, nella cabina elettorale, scelgono i propri rappresentanti.

Devono essere accertate le cause specifiche del crollo, in effetti quale è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso, ma non c’è dubbio che di un danno del genere, un cedimento strutturale, in sede civile, risponda, in prima battuta, la società concessionaria, salvo rivalsa nei confronti di soggetti eventualmente con essa corresponsabili. Come giustamente Di Maio ha affermato nelle interviste a caldo, sostenuto da Salvini e confortato dalle dichiarazioni di Conte. Che, infatti, sono stati applauditi, nel corso dei funerali di Stato delle vittime, dai cittadini accorsi per onorarle, mentre Martina e la Pinotti sono stati fischiati.

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